Giovedì 20 Giugno 2024
GIORGIA DE CUPERTINIS
Economia

Netflix, niente sport dal vivo. Perché il colosso preferisci i documentari

Da The Last Dance a Drive to Survive: il gigante dello streaming non vuole (per ora) eventi in diretta

The Last Dance - Foto: Netflix

The Last Dance - Foto: Netflix

Dal basket fino alla Formula Uno, è una lunga lista di documentari targati Netflix quella che continua ad appassionare gli amanti dello sport in tutto il mondo. Ma il colosso dello streaming, a differenza di altri concorrenti - come Prime Video, Apple e YouTube - continua a tenersi a debita distanza dalle dirette degli eventi per concentrarsi esclusivamente sui suoi punti di forza, come la capacità di storytelling. La strategia messa in campo punta, infatti, a costruire una 'formazione sportiva' che racconti lo sport attraverso le storie, i documentari, superando così il concetto della classifica e delle competizioni: Netflix, inoltre, funziona senza pubblicità e con programmi on-demand, mentre lo sport non solo è in diretta ma tende – soprattutto negli Stati Uniti - ad avere lunghe interruzioni pubblicitarie.

Non solo. I diritti sugli eventi sportivi hanno costi ingenti e, al di là dei guadagni in termine di prestigio e immagine, non è scontato che il ritorno economico sia proporzionato alla spesa. A ogni modo, sono sempre di più i documentari sportivi del colosso californiano che hanno incollato gli spettatori di tutto il mondo allo schermo: basta pensare a The Last Dance, la docuserie che racconta della carriera di Michael Jordan e della storia dei Chicago Bulls negli anni ’90. Così come quello su Cristiano Ronaldo: 102 minuti incentrati sulla vita e la carriera del campione di calcio portoghese. O quello su Pelè. O sul pibe de oro, l’immortale Maradona.

Ma non solo: da ricordare è anche Drive to Survive, la serie televisiva documentaristica realizzata da Netflix che racconta retroscena e dietro le quinte del Campionato di Formula 1. E dove, soltanto durante la prima stagione, si sono registrati un milione di streaming in 28 giorni nel Regno Unito: in altre parole, si tratta del 9,1% del numero totale di famiglie del Regno Unito con un account Netflix. Insomma, i risultati sembrano per ora dare credito alla strategia: Break Point – la docuserie incentrata sul tennis - è approdata su Netflix lo scorso 13 gennaio, il venerdì prima dell’inizio dell’Australian Open di quest’anno dove gli ascolti hanno toccato il minimo storico.

Ieri, invece, sulla piattaforma ha esordito Full Swing: un’occasione d’oro per il golf professionale per raggiungere l’ampio pubblico di abbonati paganti Netflix, che ammonta a 230 milioni.  D’altra parte, anche il documentario su Aaron Hernandez, un giocatore di football condannato per omicidio, è stato un successo all'inizio del 2020. E così, nonostante i diritti sportivi dal vivo siano stati un argomento di dibattito quasi costante nelle riunioni di leadership di Netflix, i dirigenti – seppur non chiudano definitamente le porte -  sembrano voler continuare a prediligere, con determinazione, altre strade.