Sabato 15 Giugno 2024
FRUZSINA SZIKSZAI
Economia

La cimice asiatica si ‘mangia’ la Nutella. Infestati i campi di nocciole di Lazio, Umbria e Toscana

La specie aliena ha reso non commercializzabile il 30-40% del prodotto utilizzato anche dalla Ferrero per la crema di nocciole

Roma, 2 novembre 2023 – La Tuscia, grazie alle condizioni climatiche e ai terreni ideali per la coltivazione del nocciolo, è stata a lungo una roccaforte dell’industria agroalimentare italiana. Questo territorio, tuttavia, soffre da anni dalla presenza di una specie aliena che mette a repentaglio la continuità della produzione di nocciole: è la cimice asiatica, notoriamente difficile da contrastare, poiché è senza predatori naturali. A lanciare l’allarme è Mario Serpillo, presidente dell’Unione coltivatori italiani (Uci), che sottolinea che le perdite stimate per quest’anno superano i 60 milioni di euro e costituiscono un duro colpo per la regione.

La cimice asietica è una specie infestante
La cimice asietica è una specie infestante

“Di fronte al continuo ripetersi di situazioni emergenziali provocate dalle infestazioni delle specie aliene a danno delle colture agricole e del settore ittico, si devono mettere in atto strategie efficaci”, afferma Serpillo in una nota. “Il settore agricolo rappresenta una componente vitale dell’economia del Lazio, e proteggere i noccioleti è essenziale per garantire una produzione di alta qualità annoverata tra le nostre eccellenze”, aggiunge.

Nel Lazio, Umbria e Toscana la monocultura corilicola è cresciuta sensibilmente a partire dal 2018, quando il colosso dei prodotti dolciari Ferrero ha lanciato il Progetto Nocciola Italia. Il piano mira ad aggiungere 20mila ettari a coltivazione esclusiva della nocciola agli oltre 70mila ettari già presenti sulla penisola, di cui 45mila nella Tuscia viterbese. All’epoca del lancio, l’Italia rappresentava il secondo player a livello mondiale con una quota di mercato di circa il 12% –  si legge in un comunicato della Ferrero – seguendo a distanza la Turchia che rappresenta il 70% del mercato complessivo. Infatti, l’azienda piemontese compra la maggior parte delle nocciole che usa per i propri prodotti dalla Turchia, dall’Italia, dal Cile e dagli Usa. Il progetto ha l’obiettivo di ridurre la quota di nocciole acquistate all’estero, e per farlo la Ferrero si impegna ad acquistare almeno il 75% del raccolto dai contadini locali che partecipano all’iniziativa. Un’offerta decisamente allettante che significherebbe un reddito garantito per molti, ma che ha fatto anche discutere. Ad esempio, diversi gruppi locali (come la Comunità rurale diffusa e il comitato Quattro strade) si sono opposti al progetto, definendolo un’invasione e criticandone la modalità di sviluppo.

Ma il cambiamento climatico e le sue numerose conseguenze – come i fenomeni naturali estremi o l’arrivo di specie aliene come la cimice asiatica – hanno cambiato completamente lo scenario. Le abbondanti piogge fino a giugno seguite dalla siccità hanno favorito il proliferare del parassita, rendendo non commercializzabile fino al 30-40% del prodotto.  

Se vuoi iscriverti al canale WhatsApp di Qn clicca qui