Venerdì 12 Aprile 2024

Cibo, quanto dipendiamo dall’estero? I numeri in uno studio

I casi più eclatanti riguardano la soia e i suoi derivati, i fertilizzanti fosfatici e i minerali ferrosi. L’84% dei semi di soia impiegati nell’Ue è importato da paesi terzi

Coltivazioni di soia, foto generica

IMAGOECONOMICA

Roma, 9 marzo 2024 – Il sistema agroalimentare dell’Unione europea è fortemente dipendente dalle importazioni da Paesi terzi, in particolare per alcune commodities, fra cui la soia e i suoi derivati, i fertilizzanti fosfatici e i minerali ferrosi. È una delle evidenze emerse nell’importante studio recentemente condotto da Areté, società di consulenza bolognese specializzata in servizi di analisi e previsione sui mercati delle materie prime agrifood, per il Parlamento europeo. Lo studio, ora pubblico, verte proprio sulla dipendenza del sistema agroalimentare UE dalle importazioni di alcuni fattori essenziali per i processivi produttivi.

I dati

Intitolato ‘The dependency of the EU’s food system on inputs and their sources’, lo studio è stato realizzato con l’obiettivo di individuare e analizzare le principali vulnerabilità che derivano da un’elevata dipendenza dalle importazioni, specialmente se provenienti da un numero ridotto di Paesi terzi.ù

I casi più eclatanti riguardano la soia e i suoi derivati, i fertilizzanti fosfatici e i minerali ferrosi. L’84% dei semi di soia impiegati nell’Ue è importato da paesi terzi: il 50% delle importazioni proviene dal Brasile, il 35% dagli Usa. La dipendenza dalle importazioni raggiunge il 97% degli impieghi per le farine di soia, considerando anche quelle ottenute nell’Ue da semi importati. Il 68% dei fertilizzanti fosfatici impiegati nell’Ue deriva, direttamente o indirettamente, da importazioni (provenienti in prevalenza dal Marocco, che pesa per il 28% sul totale delle importazioni, e dalla Russia, col 23%). Per quanto riguarda l’importazione di minerali ferrosi e di sostanze chimiche necessari per i trattamenti agricoli, il 34% del potassio impiegato in Ue proviene dalla Russia, il 33% del ferro dal Brasile (con il 67% proveniente da Paesi terzi); il 46% del rame da Cile e Perù.

La dipendenza riguarda soprattutto i prodotti di origine animale

Lo studio sottolinea che la dipendenza dai fattori produttivi importati è particolarmente significativa per lo sviluppo dei processi richiesti dai prodotti di origine animale: i semi e le farine di soia, infatti, sono materie prime per mangimi di fondamentale importanza per questo sottosettore e per l'allevamento di pollame e suini in particolare. Le loro importazioni sono caratterizzate dalla più forte polarizzazione verso pochi fornitori extra-Ue.

Criticità e possibili soluzioni

Lo studio individua anche i principali fattori esterni che possono aggravare queste vulnerabilità, fra cui, ad esempio, le difficoltà generate dalle tensioni nel Mar Rosso per i sistemi logistici globali. Ma indaga anche le possibili soluzioni a tali criticità, formulando una serie di raccomandazioni per aumentare la resilienza del sistema e ridurre la sua dipendenza dalle importazioni. Tra queste, la sottoscrizione di accordi strategici con i Paesi fornitori di materie prime, la promozione di innovazioni tecnologiche in grado di incrementare la produttività senza un maggior impiego di risorse, un sostegno rafforzato, da parte della Pac-Politica agricola comune dell’Ue, alla coltivazione di piante proteiche e a quanti scelgano di adottare pratiche agricole a basso impiego di mezzi di produzione.

In conclusione

“Veniamo da anni che ci hanno dimostrato in modo plateale - commenta Enrica Gentile, ad di Areté - quanto una dipendenza rilevante da Paesi terzi per materie prime strategiche possa rivelarsi rischiosa, specie in particolari situazioni di mercato. Lo abbiamo visto durante il Covid, ma anche successivamente, in presenza di eventi di altro tipo – problemi geopolitici, criticità nella logistica, rilevanti difficoltà produttive dovute ad avversità atmosferiche – che hanno intaccato pesantemente la disponibilità di diverse materie prime, facendo schizzare in alto i prezzi e mettendo in discussione la capacità di approvvigionamento dell’industria europea. È fondamentale che le misure di policy europea e le scelte strategiche dei prossimi anni tengano conto di questi aspetti per tutelare la sostenibilità delle filiere alimentari dell’UE”.

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