Lunedì 20 Maggio 2024
ANTONIO TROISE
Economia

Case Green, ok definitivo dell’Ue. L’Italia vota contro: "Costa troppo"

Si oppone anche l’Ungheria. Ironico il ministro Giorgetti: "E’ tutto bellissimo, ma alla fine chi paga?"

Case Green, ok definitivo dell’Ue. L’Italia vota contro: "Costa troppo"

Case Green, ok definitivo dell’Ue. L’Italia vota contro: "Costa troppo"

L’Europa dice sì alle case green, cioè a quel complesso di norme ed interventi che dovrebbero rendere le nostre abitazioni più compatibili con l’ambiente. Norme e interventi che però si traducono in un forte aggravio di costi per le tasche dei proprietari di immobili ma anche per le casse dello Stato. Soprattutto per questo la nuova direttiva è passata con il voto contrario di Italia e Ungheria e l’astensione di Repubblica Ceca, Croazia, Polonia, Slovacchia e Svezia. Un blocco che tuttavia non è riuscito a far cambiare idea agli eurodeputati di Strasburgo. Secondo le prime stime, per rendere gli edifici europei più sostenibili occorrerà mettere in campo circa 275 miliardi di euro. Una montagna di soldi che ha fatto salire la pressione anche al ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, appena reduce dal salasso del superbonus, con i suoi 110 miliardi di euro scaricati sul debito pubblico: "Abbiamo votato contro la direttiva. E’ bellissima, ambiziosa, ma alla fine chi paga il conto?". E ancora: "Noi abbiamo esperienze in Italia in cui pochi fortunelli hanno rifatto le case grazie ai soldi che ci ha messo lo Stato, cioè tutti gli altri italiani, e diciamo che è un’esperienza che potrebbe insegnare qualcosa", ha scandito riferendosi ovviamente al superbonus. Un conto salatissimo che il ministro vorrebbe spalmare in almeno dieci anni: "Deciderà il Parlamento".

Ma che cosa prevede la nuova direttiva? Gli Stati membri avranno due anni per recepire le nuove regole nelle legislazioni nazionali. Tutti gli edifici di nuova costruzione, a partire dal 2030, dovranno essere a emissioni zero. E lo stesso parametro dovrà essere rispettato da tutti gli immobili entro il 2050. Le capitali, Roma inclusa, dovranno presentare a Bruxelles un piano nazionale di ristrutturazione: una tabella di marcia su come intendono centrare gli obiettivi. L’idea è che almeno il 16% degli edifici pubblici con le peggiori prestazioni andrà ristrutturato entro il 2030 e il 26% entro il 2033. Per le case si applicherà un obiettivo di riduzione del consumo energetico del 16% dal 2030 e del 20-22% entro il 2035.

Gli Stati potranno scegliere di applicare esenzioni per gli edifici storici, agricoli, militari o temporanei. L’obbligo di installare i pannelli solari riguarderà solo i nuovi edifici pubblici, e sarà comunque progressivo. Gli Stati avranno poi tempo fino al 2040 per dire addio alle vecchie caldaie a combustibili fossili, mentre dal 2025 dovranno terminare i sussidi per le caldaie autonome. Critici sulla riforma Forza Italia ("provvedimento ideologico", ha detto il senatore Roberto Rosso), o Fratelli d’Italia ("un testo sbilanciato che comporta oneri eccessivi", Carlo Fidanza). Favorevoli, invece, i Cinquestelle, che criticano la posizione del governo. Mentre il Pd fa notare che Meloni è "sempre a braccetto con l’Ungheria di Orban e sempre contro gli interessi dell’Italia". Legambiente, infine, chiede che l’Italia acceleri sul recepimento.

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