L’economista Cottarelli: "L’Italia può crescere, ma deve produrre di più. E riformare il Fisco"

L’ex commissario alla spending review: “Buon compromesso sul Patto di Stabilità. Il Pil salirà meno del previsto. Non credo che la Bce taglierà i tassi già a gennaio”

Carlo Cottarelli

Carlo Cottarelli

Le banche centrali vanno verso un taglio dei tassi d’interesse, che potrebbe arrivare prima del previsto. Ma l’Italia avrà lo stesso molte difficoltà a crescere. Finché non risolverà i nodi strutturali della sua economia. L’economista Carlo Cottarelli, già direttore del dipartimento Affari Fiscali del Fmi ed ex senatore Pd, parla delle prospettive economiche italiane ed europee nel 2024. E spiega che il basso costo del denaro in arrivo non migliorerà più di tanto le aspettative sul Pil.

Quale sarà la politica delle banche centrali l’anno prossimo? L’epoca dei tassi alti sta finendo?

"Sì, sta andando a esaurimento. Anzi, secondo me dovrebbe (lo dico in senso normativo, non come previsione) finire al più presto. Nell’area euro siamo ancora al di sopra del 2%, soprattutto per la componente core , ovvero al netto dei prezzi di energia e alimentari. Ma questo è dovuto al fatto che nei mesi passati l’inflazione era abbastanza alta. Negli ultimi tre mesi i prezzi sono fermi".

Il taglio potrebbe arrivare già a gennaio?

"Non credo. È più probabile che la Banca Centrale Europea aspetterà un po’ di più. Anche perché quando l’inflazione ha cominciato ad accelerare le colombe hanno avuto la prevalenza e i tassi non sono stati aumentati subito. Si è atteso troppo, e adesso questo rafforza i falchi. All’epoca io avevo detto che bisognava aumentarli, quindi adesso ho la credibilità necessaria per dire che devono essere tagliati. Ma penso anche che i contrasti interni alla Bce rallenteranno il processo".

E la crescita nel 2024? L’Italia riuscirà a crescere come le locomotive europee?

"Non so se crescerà di più o meno rispetto all’Europa. Secondo me crescerà di meno di quanto prevede adesso il governo. L’esecutivo parla di un 1,2% per il prossimo anno. Questo comporta una crescita trimestrale dello 0,3-0,4% a trimestre. Ma noi siamo cresciuti in media negli ultimi cinque trimestri dello 0,1%. Ci dovrebbe essere un’accelerazione per conseguire il risultato. Ma io non vedo le condizioni per l’accelerazione, soprattutto così rapida. Perché gli effetti della politica monetaria sono ritardati e quella di bilancio è abbastanza neutrale. Credo che quest’anno si crescerà più o meno dello 0,6-0,7%".

L’esatta metà di quello che prevede il governo.

"Sì. In più, tenendo conto che l’inflazione potrebbe essere più bassa di quanto previsto nella legge di bilancio, il Pil in termini nominali dovrebbe crescere meno del previsto. Il che renderà difficili da raggiungere gli obiettivi di bilancio".

Intanto l’esecutivo ha chiuso la partita del Patto di Stabilità.

"Sì, è stato un compromesso ragionevole. La proposta iniziale della Commissione Europea, che non poneva troppi vincoli numerici, in teoria è l’approccio migliore. Ci si siede attorno a un tavolo e si fa un vestito su misura per ogni Paese, con l’obiettivo di far scendere il debito pubblico. Questo, in teoria. In pratica, la prima questione è chi garantisce che l’Ue abbia lo stesso trattamento per tutti? Io credo che non sia irragionevole aver messo dei vincoli a questo vestito su misura".

Sono troppo stringenti per l’Italia?

"A me non sembra. Si tratta di ridurre in media in un arco di sette anni il rapporto tra debito pubblico e Pil dell’1% all’anno in assenza di shock economici. E per un Paese che ha il debito pubblico pari al 140% del Pil, dire che tra dieci anni deve essere sceso al 130% non mi sembra così irragionevole".

E sul Mes?

"Sul Mes la politica ha prevalso sul buon senso. La questione ormai è andata molto al di là della sola sostanza. È diventata una bandiera per chi vuole reclamare la capacità di assumere una posizione diversa dagli altri paesi a livello europeo. Il voto serve a dire: “Avete visto? Siamo capaci di dire no all’Europa“. Ma lo si fa su una questione non fondamentale: il Mes fa titoli di giornale soltanto in Italia, non negli altri Paesi".

Che cosa può fare il governo nel prossimo anno per incentivare la crescita dell’economia?

"La cosa fondamentale sono le riforme del fisco, della giustizia e della burocrazia. Sulle tasse vediamo come verrà fatta la riforma e se ci saranno garanzie per almeno evitare un aumento dell’evasione fiscale. Poi c’è da semplificare, ma è complicato. Dovrebbe diventare l’obiettivo numero uno del governo, ma non mi sembra che lo sia. Si fanno certe cose, se ne complicano altre e così via".

Ma cosa manca all’Italia per stare al passo nella crescita? Bisogna stimolare la domanda?

"Manca la capacità di produrre, non la domanda. Questo è un errore che si fa spesso in Italia: tutto il mondo è un potenziale acquirente dei nostri prodotti. Il problema della bassa crescita dipende dal fatto che per diversi motivi, tra cui l’invecchiamento della popolazione, la capacità di produrre e l’offerta potenziale crescono poco. E purtroppo in un Paese che invecchia la produttività cresce meno rapidamente. Questa è la più grossa sfida che il Paese deve affrontare. Abbiamo bisogno di politiche per natività e fertilità e per un’immigrazione regolare. Oggi ogni due persone che vanno in pensione ne entra una nel mondo del lavoro. Così la situazione è sempre più insostenibile. Bisogna agire presto".

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