Mercoledì 22 Maggio 2024
LORENZO PEDRINI
Economia

Cos'è il Buy Back: perché le aziende ricomprano le proprie azioni

Da inizio anno la quantità di capitali riacquistata ha fatto segnare numeri da primato

La Borsa di Wall Street (Ansa)

La Borsa di Wall Street (Ansa)

Gli esperti di Borsa lo chiamano 'buy back', con un termine che i più avvezzi ai neologismi del calciomercato tradurrebbero con 'recompra'. In soldoni, infatti, si tratta del riacquisto di azioni proprie da parte dei grandi gruppi quotati, atto a finanziare la remunerazione dei propri investitori. E, se un tempo era un fenomeno tutto sommato marginale, in questo inizio del 2023 la quantità di capitali così riacquistata ha fatto segnare numeri da primato (132 miliardi di dollari oltreoceano solo a gennaio, per un +15% sul record storico del 2021 e un dato triplicato rispetto al primo mese del 2022). Mentre le previsioni degli analisti indicano come, da qui fine anno, Wall Street spingerà i buy back fino oltre quota 1.000 miliardi, dopo i 1.260 annunciati (ma magari poi non portati a termine entro lo scorso dicembre e diluiti su più esercizi futuri) per il 2022. Insomma, parliamo di una tendenza sempre più marcata da parte dei grandi player statunitensi ad investire su se stessi. Tendenza alla quale, numeri alla mano, stanno iniziando a guardare con sempre maggiore interesse anche i maggiori istituti di credito del Vecchio Continente e alcuni dei più importanti agglomerati industriali europei. E non fa eccezione l'Italia, con Intesa Sanpaolo e Unicredit che hanno appena approvato due piani di riacquisto rispettivamente da 3,4 e 3,34 miliardi di euro, spalleggiate da Eni (che ha appena portato a termine un'analoga operazione da 2,4 miliardi, Ferrari (2 miliardi da qui al 2026) e Generali (500 milioni). Anche se, benché in Europa tenga banco pure il roboante annuncio di Bnp Paribas di un buy back da 5 miliardi di euro, gli States restano inarrivabili. Tra i 40 miliardi di Meta, il piano biennale da 35 miliardi di Exxon-Mobil e i 75 miliardi di Chevron. Ogni sforzo è lecito, dunque, per coccolare gli azionisti, anche a costo di fare stizzire il 'commander and chief' Joe Biden, il quale ha di recente bacchettato i grandi gruppi petroliferi che, a suo dire, farebbero meglio, in tempi di crisi energetiche, a investire sulle infrastrutture di estrazione. Ma, sia come sia, per i piani alti delle aziende che contano il buy back è una strategia che sembra pagare. E che, quantomeno in Italia, risulta regolamentata, come si legge sulle pagine web di Borsa Italiana, dagli articoli 2357 e 2358 del Codice Civile. Secondo i quali, va precisato, “ogni società che vari un piano di buy back non potrà eccedere nel riacquisto la somma degli utili distribuibili e delle riserve disponibili iscritte nell’ultimo bilancio approvato”. Senza contare che “il buy back non potrà coinvolgere più del 10% del capitale sociale e potrà avere una durata massima di 18 mesi”. Mentre, sul piano direttivo, “è necessario che l’assemblea degli azionisti approvi il piano di buy back e le sue modalità, compresi i corrispettivi minimi e massimi del riacquisto, la durata del piano e il numero massimo di azioni riacquistabili”. Pena “l’obbligo di cessione degli stessi titoli entro un anno e secondo modalità definite dall’assemblea degli azionisti stessa”. Ma perché una società italiana, secondo la nostra legislazione finanziaria, dovrebbe ricorrere a questo sistema di riacquisto del suo parco azionario? A venirci in soccorso, nei dettagli, è sempre Borsa Italiana, che fornisce sei diverse motivazioni possibili. Prima fra tutte, la volontà di “inviare al mercato un segnale di fiducia, in quanto il buy back indica un implicito apprezzamento dell’investimento nei titoli della stessa società”. Seguita, in ragione dell'esistenza di una legge che ancora i prezzi delle azioni alle oscillazioni di domanda e offerta, dal proposito di “sostenere in Borsa il valore del titolo”. Poi, “il riacquisto di azioni proprie da parte della società può essere finalizzato alla creazione di una riserva di titoli del gruppo che sarà, in un secondo momento, utilizzata per acquisizioni e/o scambi azionari con altre società”. Oppure “utilizzato nei piani di stock option per reperire sul mercato le azioni che poi saranno concesse in opzione ai manager del gruppo in funzione del raggiungimento di determinati obiettivi” (e questo metodo in particolare spopola nel nostro Paese). Infine, in casi particolari “il buy back è utilizzato anche per garantire determinati assetti proprietari nella compagine azionaria” o “per avviare delle riduzioni del capitale sociale della società che lo vara”.

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