Concessioni balneari, l’Ue apre al dialogo. Tutte le richieste dell’Italia

All’esame della Commissione Europea la lettera inviata dal governo

Il governo cerca una proroga per la scadenza delle concessioni balneari (Ansa)

Il governo cerca una proroga per la scadenza delle concessioni balneari (Ansa)

Roma, 17 gennaio 2024 – L’obiettivo è di ottenere una nuova proroga per la scadenza delle concessioni balneari, sicuramente fino a dicembre del 2024. Ma non è escluso che si possa arrivare al 2025. Come a dire, quasi 48 mesi in più per trovare una soluzione a una mina che riesca di far esplodere i rapporti fra l’Italia e l’Unione Europea. Con il rischio di sanzioni pesanti, dopo l’avvio formale della procedura di infrazione. Il governo ha fatto partire una lettera di risposta ai rilevi formulati da Bruxelles. Una lunga missiva, 17 pagine accompagnate da una tabella sulla situazione delle singole regioni, dove il governo conferma "la piena disponibilità delle competenti autorità nazionali a proseguire il dialogo e la collaborazione con la Commissione europea al fine di addivenire ad una declinazione dei criteri di determinazione della scarsità della risorsa, e quindi di riordino del settore, pienamente coerente con il quadro normativo unionale e con la giurisprudenza della Corte di giustizia".

Il pomo della discordia sta proprio nella formula "scarsità della risorsa", punto chiave della famosa direttiva Bolkestein sulle liberalizzazioni. Il ragionamento alla base della norma europea, molto contestata dai balneari, è semplice: se il numero delle concessioni è limitato a causa della scarsità delle risorse naturali, il loro rilascio deve avvenire attraverso gara per una durata limitata, senza rinnovo automatico e senza vantaggi per il precedente concessionario. Il problema, però, è soprattutto politico. I partiti dell’attuale maggioranza, a cominciare dalla Lega di Matteo Salvini, già in passato hanno fatto muro contro la liberalizzazione delle concessioni, sostenendo le ragioni dei balneari. Nella lettera inviata a Bruxelles il governo chiede più tempo proprio per definire i criteri per stabilire cosa si intende per "scarsità di risorsa".

Nel frattempo dovrebbe continuare a valere la proroga tecnica per le concessioni prevista fino a tutto il 2024, proroga che durerebbe fino al 31 dicembre 2025 nel caso in cui gli enti territoriali segnalino impedimenti oggettivi a concludere le procedure. Bruxelles, per la verità, aveva già contestato a metà novembre le conclusioni del "tavolo tecnico" nazionale per il settore balneario, composto da rappresentanti dei ministeri competenti, delle Regioni e delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore, secondo cui le aree sotto concessione corrispondevano al 33% degli spazi disponibili a mare del Paese, valore che mostrerebbe che questi ultimi non sono una risorsa scarsa.

Secondo Bruxelles, però, il calcolo del 33% delle aree disponibili non si fonda sulla valutazione qualitativa degli spazi nei quali è effettivamente possibile svolgere attività balneari. Ora, nella missiva, l’Italia si impegna a concludere entro 4 mesi un primo confronto con le Regioni in merito alla determinazione dei criteri per valutare la scarsità delle risorse. I risultati di questo lavoro sarebbero poi sottoposti alla Commissione "per poi procedere all’adozione dei provvedimenti normativi di riordino del settore". Ora si tratta di vedere quale sarà la risposta della Commissione.

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