Dai calzolai ai sarti: ecco le app per trovare gli artigiani e i loro prodotti

A fronte di una diminuzione delle attività artigianali di questo tipo, crescono gli strumenti online dove vendere e fare affari

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Roma, 25 gennaio 2024 – Artigiani e dove trovarli. In un mercato economico sempre meno regolamentato e dove vige la legge del più forte, essere piccoli è sempre più difficile. A dirlo sono i dati Inps, elaborati dall’ufficio studi della Cgia di Mestre, l’associazione di artigiani e piccole imprese con base in Veneto: in poco più che dieci anni, tra il 2012 e il 2022, sono andate perse oltre 325 mila persone impegnate in lavori artigianali (-17,4%). Dai calzolai, ai sarti, fino ad arrivare a chi lavora la pelle, chi opera nel settore della ceramica o dei tessuti. Un patrimonio di conoscenze andato letteralmente in fumo in un decennio, che rappresenta un danno non solo culturale, ma anche economico.

Fare affari con gli artigiani

Se gli artigiani sono merce sempre più rara (oggi in Italia sono poco più di un milione e mezzo, dati Inps), è anche vero che il loro lavoro, appunto perché molto richiesto, può generare opportunità di business per chi sceglie di investire in questo campo. Dalle piattaforme online che mettono in rete gli artigiani ai classici siti di e-commerce dove è possibile acquistare il meglio del made in Italy, offrendo a chi opera nel settore una gestione commerciale, soprattutto in termini di marketing, che spesso i piccoli imprenditori di se stessi fanno fatica a seguire personalmente. Non è un caso che anche un colosso come Amazon nel 2015 abbia lanciato una sezione di vendita dedicata all'artigianato e una in particolare al made in Italy. Lo stesso vale per DaWanda, il marketplace di prodotti fatti a mano che raduna oltre 360.000 venditori, e per il portale Mad'in Europe, che riunisce quasi 2.000 professionisti dei mestieri d’arte e restauratori di beni culturali provenienti da 20 paesi europei.

Ta-Daan: l’artigiano si fa social

Una di queste realtà è Ta-Daan, una startup innovativa, fondata a Milano nel 2020 da Roberta Ligossi, Sara Pianori, Costanza Tomba e Valeria Zanirato, con l'obiettivo di dare vita al primo content e-commerce di artigianato contemporaneo. Un modo per promuovere il settore, creando una community che mette in contatto i piccoli imprenditori con bran e fondazioni, sviluppa contenuti, organizza eventi ed offre una piattaforma per la vendita diretta dei loro prodotti. Un’idea, che di fatto rende un po’ più social e digitale un lavoro che in genere si fa in piccoli laboratori da soli con le proprie mani, e che ha portato i numeri sperati in termini di business. Quest’anno infatti Ta-Daan ha chiuso il 2023 con un +200% rispetto al 2022, raddoppiando il proprio fatturato, che supera i 200 mila euro. E non solo, a seguito di un aumento di capitale di oltre 807 mila euro, raccolti grazie ad una campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd con Azimut come principale investitore, la startup è riuscita ad ampliare la propria community, che oggi conta più di 200 mila persone e oltre 5000 artigiani da tutto il mondo. Un business che si sta aprendo sempre di più, su cui la startup sta cercando di investire ed espandersi anche oltre oceano, con mire sul mercato in particolare statunitense.

Infine Ta-Daan sta investendo anche sui luoghi fisici: negli ultimi mesi ha aperto pop-up store temporanei a Milano, Parigi e Monaco, con l’obiettivo di far vivere ai visitatori l’esperienza in bottega, prendendo parte ad esibizioni e laboratori in cui gli artigiani danno forma dal vivo alle proprie idee. “L’incredibile espansione che abbiamo registrato in termini di artigiani presenti sull’e-commerce e in termini di membri del team, passato da 6 a 15 persone, è un indicatore tangibile dello sviluppo che stiamo avendo. Tra i talenti entrati a far parte della squadra c’è Francesca Ormezzano, ex country manager di Etsy Italia (la più famosa piattaforma di e-commerce di artigiani, nata a New York nel 2005, ndr) - commenta Roberta Ligossi, la ceo della startup –. Siamo inoltre felici di dire che, in media, un artigiano sulla nostra piattaforma riscontra una crescita del 50% nei primi 6 mesi e il 10% ha migliorato il proprio regime fiscale da quando hanno iniziato a lavorare con noi”.

Ad Hoc Atelier, dove il made in Italy è il business

Un’altra realtà, tutta italiana, fondata da quattro amici, dopo un viaggio a Barcellona, è Ad Hoc Atelier. Anche loro sono partiti nel 2020, prendendo ispirazione da Etsy, il portale americano più conosciuto al mondo per quanto riguarda la compravendita di artigianato, e da Velasca, un brand italiano nato per creare scarpe di qualità che ha saputo creare una rete di produttori in grado di collaborare e commerciare in tutto il mondo. Da qui Ad Hoc Atelier ha sviluppato un modo diverso di essere marketplace, declinato solo in funzione del made in Italy, ospitando neo-brand che hanno caratteristiche di qualità, eticità, trasparenza. Per ora i loro primi mercati, in termini di vendite, sono Austria e Germania da una parte e stati arabi dall’altra, su complessivamente 16 Paesi. Anche loro, negli ultimi mesi, hanno previsto un aumento di capitale e puntano molto sul mercato Usa.

 

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