Martedì 23 Luglio 2024
MADDALENA DE FRANCHIS
Economia

Grano, cosa comporta il mancato accordo russo-ucraino e come cambiano i prezzi

Nuove tensioni sui mercati internazionali delle materie prime alimentari

Il grano

Il grano

Un raccolto di gran lunga inferiore alle aspettative, sia per qualità che per quantità, in tutti i Paesi dell’area mediterranea, da un lato, e la mancata proroga dell'accordo sul grano ucraino, dall’altro: è il mix di questi due fattori, entrambi delineatisi nelle ultime settimane, a generare nuove tensioni sui mercati internazionali delle materie prime alimentari, in primis cereali e olii. A Chicago i future del grano con consegna a settembre, nel corso della settimana corrente, sono già risaliti verso i 690 dollari al bushel, per poi ritracciare al di sotto dei 670, mentre il contratto del mais con consegna a dicembre è cresciuto di oltre il 3% superando i 520 dollari al bushel solo nel corso degli scambi del 18 luglio. Cosa dobbiamo aspettarci, dunque, per i prossimi mesi? Quali ricadute si possono prevedere sul nostro carrello della spesa e, più in generale, sugli equilibri geopolitici internazionali? Lo abbiamo chiesto a Enrica Gentile, fondatrice e amministratrice delegata di Areté Srl, e ad Annachiara Saguatti, senior market analyst della stessa società. Areté, lo ricordiamo, è una società indipendente specializzata in analisi economiche e previsioni sui mercati agroalimentari.

Campagna del grano deludente in tutta l'area mediterranea

«I mercati, in realtà, avevano già percepito che la Russia sarebbe uscita dall’accordo e, dunque, la reazione alla notizia è stata meno nervosa del previsto – osserva Gentile -. Probabilmente, sarà maggiore l’impatto della campagna di raccolta 2023: in particolare per il frumento, sia tenero che duro, si è dimostrata deludente in tutti i Paesi dell’area mediterranea, a causa degli eventi atmosferici estremi che hanno penalizzato le rese, fra l’altro, anche in Italia». A proposito del nostro Paese, negli ultimi cinque anni la produzione nazionale è riuscita a coprire, in media, il 60% del fabbisogno interno di grano duro (la cui semola è utilizzata soprattutto per la preparazione della pasta) e circa il 38% della domanda interna di grano tenero (la cui farina è usata principalmente per preparare pane e dolciumi). Il resto del fabbisogno è coperto dalle importazioni di grano dall’estero: «ma l’Ucraina – precisa Gentile – è rilevante solo per l’importazione di grano tenero».

I canali di esportazione alternativi: il 'piano B' ucraino

Tornando al conflitto russo-ucraino e a come i suoi sviluppi potrebbero influire sui prezzi dei beni alimentari, occorre tuttavia ricordare che, dall’inizio delle ostilità, l’Ucraina ha consolidato anche canali di esportazione alternativi, che non richiedono, dunque, la partenza dai porti del Mar Nero. «Parliamo, in particolare, di canali via terra e attraverso i porti del Danubio – specifica Saguatti -. Dall’inizio di agosto 2022, all’indomani della firma dell’accordo ‘Black sea’ (questo il nome del salvacondotto assicurato dalla Russia alle navi mercantili ucraine che attraversano il mar Nero, ndr) circa metà delle esportazioni ucraine di cereali, semi e olii è passata attraverso la rete logistica alternativa. Ciò potrebbe attutire l’effetto sui mercati del mancato rinnovo dell’accordo». Con buona pace dei Paesi dell’Est europeo, che più volte, nei mesi scorsi, sono stati invitati dall’Ue a non bloccare il trasporto via terra delle materie prime ucraine, esportate a un prezzo di gran lunga inferiore a quello praticato nei rispettivi mercati interni.

I possibili scenari futuri 

Quali scenari dovremmo attenderci, dunque, per il prossimo futuro, soprattutto in termini di prezzi alimentari? «Per il mais (importante per gli allevamenti, prima ancora che per il fabbisogno umano, ndr) le più recenti proiezioni sui raccolti sono migliorate e in linea con le annate precedenti, se non al di sopra, dunque non vediamo prezzi in tensione – conclude Gentile -. Cosa che non accadrà, invece, per il grano, penalizzato dall’esito negativo dei raccolti in tutti i Paesi dell’Europa mediterranea. In questo contesto l’Ucraina avrà un ruolo fortemente ridimensionato, non tanto per il venir meno dell’accordo con la Russia, quanto per la minore disponibilità di stock (parliamo di un -50%), determinata da un anno di guerra e da un’attività agricola pesantemente rallentata».