Disastro del Vajont, 60 anni dopo. Il sindaco di Longarone: “Non abbiamo imparato quella terribile lezione”

Roberto Padrin: “Non ci sono risorse per la prevenzione, poi piangiamo i morti. Qui convivono due comunità: i sopravvissuti e quelli arrivati con lo sviluppo”

Longarone (Belluno), 9 ottobre 2023 – Roberto Padrin, sindaco di Longarone. Classe 1970, generazione post Vajont. Cosa dice quel disastro all’Italia, 60 anni dopo?

"Lo ha spiegato bene il presidente Mattarella: è una lezione terribile e indimenticabile. Penso siano le parole giuste" .

“Il primo di 10 eventi disastrosi causati dalla scarsa comprensione delle scienze della terra e dal fallimento di ingegneri e geologi”: è il giudizio dell’Onu, era il 2008.

"Il Vajont si spiega con una pluralità di errori madornali di valutazione. Con una mancanza di attenzione a quelli che erano i segni. E soprattutto, è stato messo il profitto davanti alle vite umane".

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Una lezione che abbiamo compreso?

"In alcuni contesti è servita, in altri no. Mi viene da pensare alle tragedie legate ai cambiamenti climatici. Che paghiamo anche con impegni economici enormi. Perché non si fa prevenzione".

Il ministro della Protezione civile Nello Musumeci era a Longarone, ad aprile.

"Con lui abbiamo parlato proprio di questo. Di una cultura che purtroppo non c’è. Ogni volta, il Paese e il governo sono costretti a trovare le risorse dopo. Dopo che purtroppo abbiamo pianto i morti. Quello che è successo quest’anno in Emilia Romagna è sotto gli occhi di tutti".

La frana del Vajont: una foto storica. Nel riquadro: Roberto Padrin, sindaco di Longarone (Belluno)
La frana del Vajont: una foto storica. Nel riquadro: Roberto Padrin, sindaco di Longarone (Belluno)

Quindi?

"Questa lezione del Vajont ci deve servire. Ecco perché il sessantesimo anniversario è importante. Vuole essere un momento per abbracciare superstiti e sopravvissuti, e questo è il segno più profondo della visita del presidente Mattarella. Ma non basta. Dobbiamo dare un segnale chiaro perché tragedie del genere non accadono mai più".

Che cos’è Longarone oggi, come è cambiato il suo paese?

"A Longarone vivono due comunità. Quella dei superstiti, dei sopravvissuti e dei loro figli, che hanno deciso di rimanere. E quella di chi è arrivato dopo, soprattutto grazie all’insediamento della zona industriale realizzata attraverso la legge Vajont. Oggi abbiamo la più grande zona industriale della provincia di Belluno, fa lavorare circa 4mila persone".

Le due comunità hanno trovato una sintesi?

"Hanno faticato ma oggi sono unite. E nessuno può dimenticare il Vajont, soprattutto chi l’ha vissuto sulla propria pelle. Questo fa parte della storia del nostro paese. Ma abbiamo anche il dovere di guardare avanti. Di lavorare perché le persone abbiamo una qualità di vita migliore".

All’ingresso del municipio ha sistemato un’acquasantiera, salvata dalla catastrofe.

"Era stata trovata ai piedi dei tre scalini, le uniche parti rimaste della chiesa spazzata via. Il privato che l’ha recuperata ce l’ha riconsegnata. Ho deciso di metterla per ora qui, in municipio". Anche questo, racconta la resistenza di un popolo.