Sabato 13 Luglio 2024
VIVIANA PONCHIA
Cronaca

Una scelta che divide: Torino premia Kevin Spacey. L’Italia si è già scordata il MeToo

Il divo accusato di molestie riceverà lunedì un riconoscimento dal Museo del Cinema. È ancora sotto processo a Londra. La protesta delle attiviste: era meglio aspettare il verdetto

Kevin Spacey

Kevin Spacey

Torino, 14 gennaio 2023 - Arte e vita sono vasi comunicanti? È possibile avere una reputazione tremenda ma attraversare comunque la storia a testa alta? Oscar Wilde subì due processi che nel privato lo segnarono per sempre, finì in carcere con l’accusa di sodomia, però Il ritratto di Dorian Gray resta la parola definitiva sulla fugacità della vita e il sogno dell’eterna giovinezza. Caravaggio non ne parliamo: sregolato, attaccabrighe, considerato degenerato dai contemporanei per l’affettuosa amicizia col pittore siracusano Mario Minniti. Pazienza per i benpensanti, ma quattro secoli dopo la sua pittura della realtà, come la chiama Vittorio Sgarbi, resta sul podio della storia dell’arte.

Ora proprio Sgarbi, sottosegretario alla Cultura, si trova nella posizione apparentemente non comodissima di consegnare un premio a un personaggio che fino a qualche mese fa era considerato più che scomodo, per quanto attore ineccepibile. Lunedì Kevin Spacey terrà una masterclass pubblica alla Mole Antonelliana e riceverà dalle sue mani la Stella della Mole, il simbolo del Torino Film Festival. Motivazione: avere apportato un personale contributo estetico e autoriale allo sviluppo dell’arte drammatica. Cavallo di razza hollywoodiano, ad avercene di ospiti che portano il profumo di gloria di film come Seven, I soliti sospetti (Oscar 1996, attore non protagonista), L.A. Confidential e American Beauty (Oscar 2000, protagonista). Ma il punto è proprio il premio. A quasi sei anni dal primo caso di MeToo si dibatte se fosse (davvero) necessario premiare proprio Spacey (nonostante si tratti di un riconoscimento cinematografico) e se ci fosse dimenticato, così in fretta, dello scossone arrivato con il movimento MeToo.

A molti la presenza di Spacey appare inopportuna, o almeno prematura. Cinzia Spanò, presidentessa dell’associazione Amleta, sostiene che non è il caso e sarebbe stato meglio aspettare. Quella torinese è la rentrée ufficiale dopo anni grami, la carriera spazzata da un giorno all’altro per le accuse di molestie da parte di un collega minorenne, il disonore. A ottobre è stato assolto dalla giuria di New York per i fatti denunciati da Anthony Rapp. Gli resta sulle spalle un altro processo nel Regno Unito per altri reati sessuali.

E di nuovo s’insinua il dubbio: si premia uno così a cuor leggero? Lo si (ri)mette su un piedistallo a farci la lezione? "Kevin Spacey non poteva farci regalo più grande – dice Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema –. Si è da sempre imposto sulle scene rendendo ogni personaggio ben più di una semplice performance". Al processo confessò la croce di ritrovarsi con un padre neonazista suprematista bianco, l’ultima persona al mondo alla quale confessare di essere gay. Pianse e provocò un curioso ribaltamento: il giudice alla fine respinse l’accusa di "angoscia emotiva" che Rapp avrebbe subito dopo le presunte molestie e lui, emotivamente angosciato, incassò la prima vittoria.

Aspettare cosa, per una seconda chance? Nel passato, soprattutto nel mondo della pittura, esisteva solo un tipo di scandalo capace di rovinare completamente la carriera di un artista ed era quello sessuale. Ladri e assassini andavano per la loro strada, il degenerato Caravaggio per difendersi dal fastidio dei contemporanei uccise un uomo, fu costretto a fuggire da Roma e non ebbe più pace. Kevin Spacey deve metterlo in conto.