Martedì 25 Giugno 2024
LUCA FIORUCCI
Cronaca

Uccisa e fatta a pezzi La maglietta choc della madre di Pamela "L’hanno ridotta così"

Prima udienza del processo d’appello bis dopo il rinvio della Cassazione. La donna si è presentata nell’aula della Corte d’assise di Perugia. mostrando il corpo martoriato della 18enne uccisa a Macerata nel 2018

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di Luca Fiorucci

Sotto al giaccone Alessandra Verni indossa una maglia bianca. E sulla maglia bianca è stampata la riproduzione di alcune foto a colori. A chi la osserva senza capire, lo spiega lei stessa: "Sono le foto del cadavere di mia figlia Pamela, guarda come l’hanno ridotta. E noi stiamo qui a chiederci se Oseghale l’ha violentata o meno. Gli chiediamo pure se vuole venire o meno alla prossima udienza. Stendiamogli anche un tappeto rosso".

Foto choc, che mostrano il cadavere martoriato di Pamela Mastropietro,la diciottenne romana uccisa a Macerata il 30 gennaio 2018, poi smembrata e chiusa in un trolley abbandonato lungo la strada. La mamma di Pamela è un fiume in piena di dolore e delusione. Un dolore che si rinnova a ogni udienza del processo, a ogni rinvio. Anche ieri ce n’è stato uno. Al processo di appello bis a carico del nigeriano Innocent Oseghale, che si sta svolgendo di fronte alla corte d’assise d’appello di Perugia dopo il rinvio della Cassazione, i testimoni citati dalla procura generale non si sono presentati. Sono i due uomini con cui Pamela avrebbe avuto un rapporto sessuale prima di incontrate Oseghale. Uno ha motivato con ragioni di salute l’impossibilità di presentarsi in aula, e nemmeno l’altro si è visto. Lo hanno cercato ripetutamente al telefono, senza successo.

Alla prossima udienza, il 22 febbraio, arriverà accompagnato dai carabinieri, visto che la corte, presieduta dal giudice Paolo Micheli ha stabilito l’accompagnamento coatto e una sanzione di 250 euro. In aula, a chiusura dell’udienza, si è sfiorata la rissa quando l’imputato è stato portato via dalla polizia penitenziaria, attraversando l’area destinata al pubblico. E tra il pubblico c’era Alessandra, c’era il padre di Pamela, Stefano, c’erano le amiche e gli amici, anche loro con magliette dedicate alla ragazza. Oseghale ha detto qualcosa mentre camminava, tra le poche affermazioni che è stato possibile distinguere, anche un "basta oppressione giudiziaria". Alessandra era lì, l’ha fronteggiato ripetendo più volte "Dimmi che vuoi...". Carabinieri e agenti sono riusciti a tenerli a distanza fino a conquistare l’uscita. Lo sguardo fisso di Alessandra, la smorfia a tratti beffarda di Oseghale che, anche entrando in tribunale, si era più volte voltato verso la donna e le amiche di Pamela che aspettavano in piazza con gli striscioni che ricordano come da cinque anni attendano giustizia. Dopo due sentenze di condanna, la Cassazione ha confermato le responsabilità di Oseghale in relazione all’omicidio. Per la violenza sessuale ha invece rimandato gli atti a Perugia dove i giudici hanno accolto la richiesta della procura generale di sentire i due uomini che, in giorni diversi, consumarono un rapporto sessuale con Pamela in cambio di denaro. Se l’aggravante della violenza sessuale dovesse cadere, per Oseghale, condannato all’ergastolo in primo e secondo grado, potrebbe esserci uno sconto di pena.

"Devono pagare, Oseghale e i suoi complici. Chi sono i suoi complici lo sa benissimo, andassero avanti con le indagini visto che ci sono le prove", dice ancora Alessandra, stingendo in mano le stesse foto della figlia straziata impresse sulla maglietta. Immagini crude, che descrivono la brutalità di quanto subito dalla 18enne. "Ma siamo ancora qui a vedere se c’è stata violenza".