Giovedì 13 Giugno 2024
ANTONELLA COPPARI
Cronaca

Tutti uniti, anzi no Meloni vola a Palermo Altolà ai complottisti "Nessuno ha trattato"

La premier intesta il successo agli inquirenti ma striglia chi semina dubbi "Basta, c’è un governo di centrodestra e il latitante è stato preso". La soddisfazione del Quirinale. Ma si riapre il tema delle intercettazioni

di Antonella Coppari

È una vittoria dello Stato certo, lo dicono tutti, e a voce più alta degli altri l’opposizione. Da Letta a Conte passando per Fratoianni, Calenda e Renzi, i leader della minoranza sono naturalmente lieti per l’arresto in sé, un po’ meno per l’aiuto che il boss in prigione regala al governo. È una vittoria dello Stato, certo. Cos’altro si può dire quando finisce in manette il pericolo pubblico numero uno e il fatto diventa in tre secondi breaking news in tutto il mondo? Solo che non è proprio vero, o è vero a metà.

C’è qualcuno che è più Stato degli altri: il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, ad esempio. "Nessuno la fa franca, arriva sempre il momento di pagare il conto", dichiara. Aveva promesso solo una settimana fa: "Mi auguro di essere il ministro che arresterà Messina Denaro". Sarà pure una coincidenza fortunata, ma il risultato è garantito. La telefonata di congratulazioni del capo dello Stato (che chiama pure il comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Teo Luzi) è il suggello della giornata. "Un successo di tutto lo Stato", scandisce soddisfatto Sergio Mattarella. Subito dopo Piantedosi, chi con maggior convinzione si felicita per il lieto evento è il potere togato. Nella partita sulla riforma della giustizia la vittoria di ieri sarà una carta importante nella resistenza dei magistrati: "Con le nuove regole forse non ce l’avremmo fatta",spiegano. Le intercettazioni, prende la palla al volo il capo dei Pm di Palermo, Maurizio De Lucia, "sono indispensabili, senza è impossibile fare le indagini di mafia". Nessuno le ha mai messe in discussione per reati di questo tipo, replica Giorgia Meloni. E chiosa: "Sono fiera che il primo provvedimento del governo è la difesa del carcere duro".

Ecco, anche la presidente del consiglio, in questo caso, è un po’ più Stato degli altri, e non solo perché il fiore che coglie è pregiato e vistoso, tanto che Roberto Morassut (Pd) agita le acque, e chiede al ministro dell’Interno di illustrare in Parlamento come è arrivato il risultato "per fugare i dubbi sull’ipotesi di una trattativa sollevati dall’intervista di Baiardo a novembre". Per Meloni, ci sono un paio di considerazioni in più da fare. Nel giorno in cui, per colpa della goffaggine diplomatica dell’esecutivo, i benzinai tornano allo sciopero, una notizia che sposta in secondo piano le altre è manna dal cielo. Volendo, c’è anche quel calo nei sondaggi che, sarà lieve, ma rischia di affermarsi come controtendenza: accise e polemiche nella maggioranza hanno lasciato il segno, e il consenso di FdI ne ha un po’ risentito. Un gol segnato nel nome della legalità può trasformare quella flessione in una parentesi. Magari rilanciando la legge istitutiva della Commissione antimafia che il Parlamento voterà il 27 del mese. Ancora: l’evento serve pure a mettere tra parentesi le tensioni tra il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, e il commissario siciliano di Forza Italia, Gianfranco Miccichè.

Ora, non c’è da criticare l’esecutivo se, pur negando, fa il possibile per sfuttare le circostanze. "Mi hanno scritto alcuni leader internazionali che si congratulavano con l’Italia per una vittoria che tutto il mondo vede tranne parte dell’opposizione – osserva Meloni – Ai complottisti dico che non c’è stata trattativa: sì, c’è un esecutivo di centrodestra, e il latitante è stato preso. Credo che dipenda dal valore degli inquirenti". Lo farebbe chiunque si trovasse a Palazzo Chigi e, ricordando la divisa della polizia con cui l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, si precipitò a Ciampino nel 2019 ad accogliere l’estradato Cesare Battisti si può fare di peggio. Tuttavia è sempre meglio non strafare, rischio che corre ora la premier. Passi il precipitarsi a Palermo, anche se non del tutto rituale, e il passaggio davanti alla stele che ricorda la strage di Capaci, ma è proprio necessario proporre come giorno antimafia nazionale ("penso al 16 gennaio", ha detto) una vittoria del suo governo?