Lunedì 20 Maggio 2024
GABRIELE MORONI
Cronaca

Trovato il sacco trascinato dall’ex Dentro c’era il corpo di Yana

Carabinieri e volontari in azione nei boschi al confine tra Mantova e Brescia: la macabra scoperta sotto rovi e legna. L’arrestato continua a non parlare e il papà della vittima: "Pagherà il prezzo più caro, mi fido della giustizia"

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di Gabriele Moroni

(Mantova)

Una catasta di legna, del fogliame. Per 13 giorni sono stati il sudario e la tomba di Yana Malayko. Prima ancora, dopo l’omicidio, il corpo è rimasto per una intera mattina nel bagagliaio dell’auto dell’uomo accusato di essere il suo assassino, rimasta impantanata in un campo. Epilogo del viaggio nella vita di una ragazza ucraina durato il breve soffio di 23 anni. Indossava un pigiama, era avvolta in un lenzuolo. Il corpo era ancora nel sacco azzurro dell’immondizia dove l’avrebbe collocato Dumitru Stratan, moldavo di 33 anni, l’ex fidanzato che si sarebbe trasformato nel suo assassino.

Epilogo di ricerche estenuanti che per tredici hanno setacciato la località Valle, a un grappolo di chilometri da Castiglione, prati, colline moreniche, macchioni, canaletti. Lì, verso le otto del mattino del 20 gennaio si era impantanata la Mercedes Coupé nera di Dumitru, ritrovata con tracce di sangue. Si è partiti da lì. Senza nessun aiuto da parte dell’uomo in carcere a Mantova per omicidio volontario premeditato e per occultamento di cadavere, che rimane in silenzio. I carabinieri hanno seguito i percorsi di cellulari e smartphone, gli agganci delle celle, le immagini delle telecamere. Dalle prime aree battute le ricerche si sono spostate sempre più verso il vicino confine fra Castiglione e Lonato del Garda, fra il Mantovano e il Bresciano, nelle vicinanze di una centrale elettrica.

Le 15.15. di ieri. È il territorio di Lonato a restituire il corpo di Yana Malayko. La statale. Una strada sterrata. Un vivaio. Via Benaco. Sotto un pilone, la catasta di legna. Ecco, finalmente, Yana, agli occhi di carabinieri e volontari. Yana "parlerà". Il cadavere sarebbe stato rispettato dal trascorrere dei giorni e dalle intemperie. L’autopsia, oggi l’incarico al medico legale, dirà come è stata uccisa. Secondo i primi riscontri, Dima l’avrebbe accoltellata, poi strangolata. Lei si sarebbe difesa graffiando l’aggressore. Oleksandr Malayko, il padre di Yana, non ha smesso di cercarla. Ha seguito il feretro quando, verso le sei di sera, è partito per Mantova. Lì rivedrà sua figlia. "Ho fiducia – dice – nella giustizia italiana. Credo che lui pagherà il prezzo più alto possibile. Adesso ho un corpo su cui piangere. Fino all’ultimo ho sperato di trovarla viva. Lo speravo con il cuore, la testa diceva di no".

Sulla tragedia di Castiglione pesa quello che forse è più di un terribile sospetto. Un’auto incagliata nel fango. È la Mercedes di Dumitru. Le prime ore del mattino di venerdì 20 gennaio. Un condominio di dieci piani in piazzale della Resistenza, a Castiglione. Cristina Stratan, sorella di Dumitru, occupa un appartamento al quarto piano. Cristina è titolare di un bar, l’Event Coffe, dove Yana lavora. Cristina la ospita da quando, poco prima di Natale, si è rotto il legame con il fratello. Cristina è assente, è da amici a Padenghe. Dumitru ha attirato Yana in un agguato, con l’inganno di voler restituire il cagnolino. Le telecamere dell’androne lo riprendono mentre trascina fuori dall’ascensore un sacco voluminoso e pesante. Alle 7.58 l’auto si allontana. Alle 8,10 è alla Valle, in panne in un campo. Dumitru fa ritorno a Castiglione grazie al passaggio di un altro automobilista.

Confessa il delitto prima a un amico (che non gli crede) e dopo le 11.30 alla sorella Cristina, che lo denuncia ai carabinieri. Sulla 500 che gli è stata riportata dalla sorella, Dumitru arriva dove ha lasciato la Mercedes, la disincaglia, lascia l’utilitaria e si mette alla guida del coupé, in cerca di un posto dove nascondere la vittima. Il suo rientro a Castiglione viene ripreso da una telecamera alle 14.02. Per quasi sei ore il corpo è rimasto in aperta campagna, nel bagagliaio della Mercedes bloccata, guardata con un po’ di stupore dagli scarsi residenti.