Venerdì 12 Aprile 2024

Trattativa sugli ostaggi. Israele accetta la proposta Usa. Ma Hamas frena: via le truppe

Macron avverte Netanyahu: "L’esodo forzato da Rafah sarebbe un crimine di guerra"

Trattativa sugli ostaggi. Israele accetta la proposta Usa. Ma Hamas frena: via le truppe

Una famiglia palestinese in cammino vicino a edifici distrutti a Rafah, nel nord della Striscia di Gaza

Ancora in alto mare, anzi sulle montagne russe, i colloqui di Doha per la liberazione degli ostaggi. Dopo l’apertura israeliana alla proposta americana sul rapporto che dovrebbe essere stabilito fra la liberazione di ciascun israeliano ostaggio di Hamas e il numero di prigionieri palestinesi reclusi in Israele che dovrebbero essere rilasciati, c’è stata la reazione negativa di Hamas per il mancato "riferimento al cessate il fuoco e al ritiro delle forze da Gaza". In serata, invece, uno spiraglio. Secondo l’emittente Channel 12, Israele ha trasmesso ad Hamas un documento dettagliato su tre fasi di un accordo per il rilascio degli ostaggi. I nuovi numeri parlano di una disponibilità, in una prima fase, a liberare tra i 700 e gli 800 detenuti palestinesi in cambio di 40 ostaggi durante una tregua di sei settimane. C’è, secondo la tv, anche una serie di proposte per il ritorno di una parte degli sfollati civili nel nord della Striscia. Israele esclude invece un ritiro totale del suo esercito da Gaza. Una condizione che difficilmente Hamas potrà accettare.

Alla gente stremata di Gaza ora non arriveranno più nemmeno gli aiuti dell’Unrwa. Dopo l’attacco di sabato al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, accusato di aver trascinato le Nazioni Unite verso una deriva antisemita e di fatto fiancheggiatrice del terrorismo, Israele ha deciso di bloccare i convogli alimentari dell’organizzazione Onu per i profughi palestinesi verso il nord della Striscia provocando l’ira del suo capo, Philippe Lazzarini.

Sulla decisione annunciata dal premier israeliano Benyamyn Netanyahu di una operazione a vasto raggio a Rafah, è intervenuta a gamba tesa la vice presidente americana Kamala Harris. In un’intervista all’Abc ha suggerito che potrebbero esserci "conseguenze" per Israele se andasse avanti con l’invasione di Rafah dove vivono in condizioni precarie quasi un milione e mezzo di sfollati. "Non c’è nessun posto dove quelle persone possono andare". E sul fronte internazionale una dura presa di posizione è arrivata anche dal presidente francese Emmanuel Macron che ha avvertito Netanyahu che qualsiasi "trasferimento forzato" della popolazione costituirebbe un "crimine di guerra".