Mercoledì 24 Aprile 2024

Tensione negli atenei. Bandi di ricerca con Israele, stop anche dalla Normale

Dopo Torino ecco Pisa, il Senato accademico accoglie la richiesta degli studenti "Situazione umanitaria disperata". Ma il ministero è contrario: sbagliano.

Tensione negli atenei. Bandi di ricerca con Israele, stop anche dalla Normale

Tensione negli atenei. Bandi di ricerca con Israele, stop anche dalla Normale

In nome della Palestina Pisa torna protagonista. Stavolta con una delle sue eccellenze, la Scuola Normale, del dibattito sulla mobilitazione universitaria anti Israele. Dopo l’università di Torino, anche dalla Normale si chiede di rivalutare gli accordi di ricerca Italia-Israele. Immediata la polemica e anche la replica dal ministero dell’Università e della Ricerca: la scelta del Senato accademico? "Sbagliata". Non mancano le contrapposizioni politiche: Italia Viva (con Scalfarotto e Faraone) bolla come "incredibile" la scelta pisana, difesa invece dalla senatrice dem Ylenia Zambito e da Nicola Fratoianni di Alleanza Sinistra Verdi ("Gli atenei sono centri di formazione che fanno della cultura della pace la base fondamentale della propria attività e della propria missione culturale").

Il senato accademico dell’ateneo diretto dal matematico Luigi Ambrosio aveva approvato l’altro giorno la mozione in cui chiede al ministero degli Affari esteri di "riconsiderare il bando scientifico 2024 emesso il 21 novembre 2023 in attuazione dell’accordo di cooperazione industriale, scientifica e tecnologica Italia-Israele". La richiesta era stata presentata dagli studenti che si sono detti "soddisfatti" della decisione dell’organo collegiale.

"Siamo di fronte ad una situazione umanitaria disperata, che si configura ogni giorno di più come un’inaccettabile forma di punizione collettiva della popolazione palestinese – si legge nel testo della mozione –. Si chiede al ministero degli Affari esteri ed al Miur di assicurare alla comunità scientifica che tutti i bandi e i progetti da essi promossi per favorire la cooperazione industriale, scientifica e tecnologica con altri Stati rispettino rigorosamente i principi costituzionali, con particolare riferimento al ripudio della guerra".

Il ministro più volte e pubblicamente, evidenziano fonti del Miur, ha definito ogni forma di esclusione o boicottaggio "estranea alla tradizione e alla cultura dei nostri Atenei da sempre ispirata all’apertura e all’inclusività". Le stesse fonti ricordano quanto dichiarato in una recente intervista dal ministro: "Le Università non possono schierarsi o entrare in guerra" aveva detto Bernini. Con questo, il ministro non vuole evidenziare un ruolo neutrale degli Atenei, anzi ha più volte rimarcato come la diplomazia della scienza sia un potente ed efficace strumento per la fine dei conflitti e la ricerca della pace.

La Scuola Normale Superiore proprio in nome del suo ruolo rinnova con forza la "richiesta di rilascio degli ostaggi e di un immediato cessate il fuoco nella striscia di Gaza al fine di scongiurare l’ulteriore aggravarsi di una situazione umanitaria ormai disperata, che si configura ogni giorno di più come un’inaccettabile forma di punizione collettiva della popolazione palestinese". Oggi "la Normale ritiene di esser chiamata non solo ad attestare concretamente la propria solidarietà, ma anche a riflettere criticamente ad ampio raggio sulle ramificazioni del proprio lavoro".

Carlo Venturini