Mercoledì 17 Luglio 2024

Storia della strage di Ustica, cosa accadde la sera del 27 giugno 1980. Quarant’anni di indagini

L’incidente aereo ancora senza colpevoli. La versione di Amato (“Il DC9 colpito da un missile francese”) già sostenuta da Cossiga nel 2007

Bologna, 2 settembre 2023 – La strage di Ustica fu colpa di un missile francese. Lo sostiene Giuliano Amato, che in passato è stato presidente del Consiglio, ministro dell’Interno, e prima ancora sottosegretario di Palazzo Chigi nel governo Craxi, appena tre anni dopo la vicenda di Ustica. Amato espone a La Repubblica “la versione più credibile” di cosa successe quella notte. 

Il relitto della coda dell'aereo DC9 in mare: foto scattata il 30 giugno 1980 (Ansa)
Il relitto della coda dell'aereo DC9 in mare: foto scattata il 30 giugno 1980 (Ansa)

A distanza di 43 anni dal 27 giugno 1980, molti aspetti dell’incidente aereo in cui morirono 81 persone non sono stati ancora chiariti. L’ipotesi più accreditata è che il DC-9, partito da Bologna e diretto a Palermo, precipitato nel mare di Ustica, sia stato abbattuto per errore da un caccia francese o da un missile Nato, che aveva come obiettivo un MiG libico. Ipotesi che la versione di Amato avvalora. 

Ma ecco i fatti indiscussi. 

Cosa accadde quella sera

Il Dc-9 I-Tigi Itavia, in volo da Bologna a Palermo con il nominativo radio IH870, scomparve dai radar del centro di controllo aereo di Roma alle 20.59 e 45 secondi del 27 giugno 1980. L'aereo era caduto nel mar Tirreno, in acque internazionali, tra le isole di Ponza e Ustica. All'alba del 28 giugno vennero trovati i primi corpi delle 81 vittime (77 passeggeri, tra cui 11 bambini, e quattro membri dell'equipaggio).

Il volo IH870 era partito dall'aeroporto Guglielmo Marconì di Borgo Panigale in ritardo, alle 20.08 anziché alle previste 18.30 di quel venerdì sera, ed era atteso allo scalo siciliano di Punta Raisi alle 21.13. Alle 20.56 il comandante Domenico Gatti aveva comunicato il suo prossimo arrivo parlando con “Roma Controllo".

Il volo procede regolarmente a una quota di circa 7.500 metri. Nessuna anomalia viene segnalata dal pilota. Alle 21.21 un centro radar di Marsala avverte il centro operazioni della Difesa aerea di Martina Franca (Taranto) del mancato arrivo a Palermo. Partono le operazioni di soccorso.  

Alle 7.05 del 28 giugno vengono avvistati i resti del DC 9. Nelle ore successive verranno recuperati i corpi di 39 passeggeri, qualche bagaglio e i resti dell’aereo. 

40 anni di indagini (in sintesi)

  • Le prime ricostruzioni parlano di cedimento strutturale del velivolo, ma c'è chi ipotizza subito che a causare l'esplosione siano stati una bomba o un missile. 
  • Qualche settimana dopo sui monti della Sila viene ritrovato  il relitto di un Mig 23 libico: si pensa che l'aereo sia precipitato la sera del 27 giugno e abbia avuto un ruolo nella tragedia del Dc9.
  • Nell’autunno del 1980 John Macidfull, esperto dell'ente Usa per la sicurezza del volo, consegna al magistrato una perizia in cui si rivela la presenza di un caccia sconosciuto accanto al Dc9 al momento dell'esplosione. 
  • Nel 1984 il giudice istruttore Vittorio Bucarelli affida una nuova perizia a una commissione coordinata dall'ingegner Massimo Blasi. Due anni dopo iniziano le operazioni di recupero, affidata a due navi e a un sottomarino francesi che che risulteranno legate ai servizi segreti. La commissione Blasi sposa la tesi del missile, ma un anno dopo due membri cambiano idea e parlano di bomba. Bucarelli, accusato dall'ex ministro Amato di essere un bugiardo, si dimette. Gli subentra Rosario Priore. 
  • Nel 1992 vengono incriminati decine di ufficiali e sottufficiali dell'Aeronautica militare per depistaggi, distruzione di prove e falso. Cinque anni dopo una perizia conferma l'affollamento di velivoli nei cieli italiani la sera della tragedia. Quasi tutti i velivoli in volo quella notte avevano i transponder spenti per evitare di essere identificati.
  • Nel 1999 inizia il processo a carico di quattro generali dell'Aeronautica, accusati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento che si conclude con due assoluzioni e due prescrizioni. Cadono anche le accuse di depistaggio perché “il fatto non sussiste”. 
  • Nel 2007 il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, all’epoca dei fatti presidente del Consiglio, dichiara che un “aereo francese” che “si era messo sotto il Dc9, per non essere intercettato dal radar dell'aereo libico che stava trasportando Gheddafi, a un certo punto lancia un missile per sbaglio, volendo colpire l'aereo del presidente libico”. E’ la stessa versione fornita oggi in un’intervista a La Repubblica da Giuliano Amato, che nel 2007 era ministro dell’Interno nel governo Cossiga. 
  • Il ministero della Giustizia, su richiesta della Procura di Roma, che ha aperto una nuova indagine sulla strage, inoltra quattro rogatorie internazionali negli Stati Uniti, Francia, Belgio e Germania. Alcuni Paesi forniranno informazioni senza alcuna rilevanza penale mentre altri ignoreranno del tutto la richiesta.
  • Sempre nel 2010  Aurelio Misiti, presidente della Commissione dell'inchiesta tecnica sulla strage di Ustica, spiega in una conferenza stampa a Bologna di aver "individuato l'esplosione interna come causa della caduta dell'aereo".  Ma in un documento ufficiale che il giornalista Andrea Purgatori mostra per la prima volta in un programma di Rai3, la Nato afferma che la sera del 27 giugno nei cieli di Ustica c’erano 21 aerei militari in volo (5 sconosciuti, gli altri americani e inglesi). Torna in auge la pista dell’abbattimento. 
  • La tesi che fu un missile ad abbattere il Dc9 dell'Itavia ad Ustica è “abbondantemente e congruamente motivata". Lo scrive nel 2013 la Corte di Cassazione nella sentenza con cui respinge il ricorso presentato dal ministero della Difesa e delle Infrastrutture e ribadisce che i parenti delle vittime del disastro vanno risarciti.  Nel 2018 la Cassazione dispone che vada oltre la somma di 265 milioni di euro il risarcimento che i ministeri di Difesa e Infrastrutture devono a Itavia