Strage di Erba, caso riaperto. Lettera di Olindo e Rosa: "Basta chiamarci mostri"

La missiva dei due condannati all’ergastolo letta ieri sera durante il Tg1 "Siamo innocenti, da 17 anni non abbiamo diritto di parola. Vogliamo giustizia" .

Strage di Erba, caso riaperto. Lettera di Olindo e Rosa: "Basta chiamarci mostri"

Strage di Erba, caso riaperto. Lettera di Olindo e Rosa: "Basta chiamarci mostri"

ERBA (Como)

"Sono 17 anni che non abbiamo diritto di parola, che nessuno ascolta quello che noi diciamo ad alta voce dal 10 ottobre 2007 quando abbiamo ritrattato le nostre false confessioni". Ieri serqa al Tg1 delle 20 è stata letta la lettera che hanno scritto Olindo Romano e Rosa Bazzi, in carcere per la strage di Erba, a due giorni dalla decisione della Corte d’appello di Brescia di accogliere la loro istanza di revisione del processo.

La missiva è firmata da tutti e due, ma a redigerla, con qualche errore di grammatica, è stato Olindo che oggi nel carcere di Opera ha incontrato il suo tutore, Diego Soddu. "Per la maggior parte dei giornalisti siamo dei mostri e basta – scrivono i due condannati che ora intravedono la possibilità di un ribaltamento del verdetto –. Non importa se per convincere l’opinione pubblica sono state diffuse bugie di ogni tipo. L’ultima notizia falsa – scrive Olindo in maiuscolo – è uscita due giorni fa e si riferisce alle mie impronte digitali che sarebbero state rinvenute sul quadro elettrico di casa Castagna, una circostanza smentita dagli atti".

Secondo Olindo, lui e la moglie sono stati il capro espiatorio della strage: "Se la sono presa con due persone che non sapevano come difendersi, che all’inizio hanno avuto un avvocato d’ufficio che durante gli interrogatori è stato quasi sempre zitto. È troppo brutto far uscire la verità che può trattarsi di criminali che hanno fatto tutto questo per la droga?". Il riferimento è alla pista che i legali di Olindo e Rosa avrebbero identificato nei presunti scontri fra bande di spacciatori che riguarderebbero anche Azuz Marzouk, padre e e marito di Youssef e Raffaella Castagna, due delle vittime. L’uomo affronta poi l’argomento principale utilizzato da chi li ha sempre ritenuti colpevoli: le confessioni poi ritrattate. "Provate a mettervi al nostro posto, due persone semplici che all’improvviso vengono prima indicate come colpevoli e poi portate in carcere. Soli e spaventati, chiusi in cella per due giorni, senza capire cosa stava succedendo. Poi all’improvviso, arrivano quei due carabinieri che con la scusa di prendere di nuovo le impronte digitali mi hanno fatto una testa così, dicendo che era meglio confessare perché avremmo avuto un forte sconto di pena, come succede ai pentiti di mafia".

Prima di concludere Olindo spiega che tutti i particolari della strage messi a verbale sono frutto di quanto ascoltato in televisione e letto sul provvedimento di fermo, confermando che durante l’interrogatorio gli furono mostrate le foto della scena del crimine. "Chiedo solo una cosa, di riferire che noi Olindo e Rosa siamo innocenti – conclude la missiva –, che continuiamo ad avere fiducia nella giustizia e che non passa giorno che non pensiamo a quelle povere vittime di una strage che è ancora senza colpevoli".

Paolo Verri