I dati dell'Ufficio studi di Confartigianato
I dati dell'Ufficio studi di Confartigianato
Imprese e famiglie hanno dovuto fare i conti (e continuano a farli) con uffici pubblici che hanno ridotto drasticamente la già non eccelsa efficienza: lo smart working è stato il colpo finale nella caduta verticale della capacità di garantire risultati ai cittadini. In più, a far capire agli stessi dipendenti pubblici che con la formula attuale di "lavoro da casa" non si potrà andare avanti, è lo stesso ministro della Pubblica amministrazione. "Ho dovuto vedere in giro sportelli – spiega Renato Brunetta – con su scritto: ’Chiuso per smart working’. Una cosa inaccettabile". E dunque, avvisa, la P.A. utilizzerà lo smart working "solo se migliorerà l’organizzazione del lavoro, l’efficienza e aumenterà la soddisfazione del cliente. Altrimenti, si ritornerà sul posto di lavoro"....

Imprese e famiglie hanno dovuto fare i conti (e continuano a farli) con uffici pubblici che hanno ridotto drasticamente la già non eccelsa efficienza: lo smart working è stato il colpo finale nella caduta verticale della capacità di garantire risultati ai cittadini. In più, a far capire agli stessi dipendenti pubblici che con la formula attuale di "lavoro da casa" non si potrà andare avanti, è lo stesso ministro della Pubblica amministrazione.

"Ho dovuto vedere in giro sportelli – spiega Renato Brunetta – con su scritto: ’Chiuso per smart working’. Una cosa inaccettabile". E dunque, avvisa, la P.A. utilizzerà lo smart working "solo se migliorerà l’organizzazione del lavoro, l’efficienza e aumenterà la soddisfazione del cliente. Altrimenti, si ritornerà sul posto di lavoro".

Spostamenti tra regioni: la grande incognita

A certificare il fallimento della modalità di lavoro a distanza negli uffici pubblici è una dettagliata ricerca della Confartigianato, nella quale si parla di "burodemia" per indicare il dramma quotidiano di imprese e famiglie alle prese con uffici irraggiungibili. Su oltre 3mila micro e piccole imprese, il 69% ha segnalato un grado di complessità elevata o non sostenibile per l’accesso agli sportelli pubblici. E circa il 50% ha denunciato una alta criticità anche nell’accesso ai servizi web degli enti.

L’emergenza Coronavirus, sottolineano dalla confederazione, ha finito per aggravare le condizioni, già difficili, del rapporto tra imprese e P.A. L’analisi della Commissione europea, condotta tra settembre e ottobre 2019, metteva in luce che la complessità delle procedure amministrative era già un problema per l’azienda per l’86% degli imprenditori italiani, quota superiore di quasi venti punti rispetto al 68% della media Eurozona e distante dal 62% dell’Ue. Ma con la pandemia, proprio per effetto dello smart working e della contestuale carenza di servizi digitalizzati, in Italia ha fatto peggiorare la qualità dei servizi pubblici, a differenza che nel resto d’Europa. Tra la rilevazione dell’autunno 2019 e quella dell’estate 2020, la quota di cittadini soddisfatti sale di 4 punti nella media Ue, di 11 punti in Francia, di 6 punti in Germania e Spagna, mentre scende di 5 punti in Italia.

A mettere in guardia sui rischi del lavoro da casa nella P.A., del resto, sono stati nei mesi scorsi molti addetti ai lavori, a cominciare dal "padre" della legge italiana sullo smart working, Maurizio Del Conte: "L’impatto sui servizi per i cittadini e le imprese è negativo per definizione. Non si può calare dall’alto e in maniera orizzontale un’innovazione di questa portata. Può solo far peggiorare l’inefficienza della P.A". Mentre Francesco Verbaro, per anni ai vertici dei ministeri e oggi senior advisor proprio nel settore, spiega: "In teoria con un buona organizzazione del lavoro (nota dolente per la P.A.) il lavoro da remoto è efficiente, ma richiede una revisione dei processi, quanto mai urgente nella nostra P.A, e un livello di digitalizzazione ancora mancante".

Il risultato è che è opinione diffusa che lo smart working nel pubblico sia stato largamente un modo per continuare a pagare stipendi anche senza lavorare. "Questa opinione – ha ripetuto più volte il giuslavorista Pietro Ichino – è condivisa da tutti gli utenti che hanno visto le amministrazioni chiuse per mesi, i ritardi nell’evasione delle pratiche raddoppiati o triplicati. Oppure si sono sentiti dire che ’la persona tale non è raggiungibile perché è in smart working’: che è una contraddizione in termini". Insomma, la stessa premessa di Brunetta che, per di più, si è trovato a dover polemizzare a distanza sulle quote di lavoro agile, previste più o meno automaticamente nella Pa, con la ex titolare dello stesso dicastero, la grillina Fabiana Dadone, che parla di "bugia", anche se le percentuali sono tuttora in vigore e il suo impegno a tirare fuori i dati sulla produttività dei dipendenti non è stato mai adempiuto.