Venerdì 19 Luglio 2024

Spari contro l’auto Colpi d’artiglieria russi: feriti reporter italiani "Eravamo noi il bersaglio"

Claudio Locatelli era a Kherson: colpito dalle schegge di un finestrino. Insieme con lui c’era il fotografo fiorentino Niccolò Celesti, illeso. "Stavamo indagando sui bombardamenti avvenuti in un villaggio"

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"È andata bene". Niccolò Celesti, 42 enne fotografo fiorentino, è inevitabilmente scosso ma ha la testa fredda e lucida per analizzare quel che gli è successo da poche ore, con il distacco del reporter che ha tutto il pelo sullo stomaco necessario per starsene sul fronte di guerra, nell’Ucraina martoriata dal sangue e persa in un futuro dai contorni sempre meno definiti, da nove mesi.

Il giovane è appena rimasto coinvolto in un attacco armato "contro la stampa" quando riusciamo a raggiungerlo telefonicamente.

Niccolò si trovava nel villaggio di Antonivka, nei pressi di Kherson, con il collega giornalista Claudio Locatelli, quando un colpo di artiglieria pesante si è abbattuto sulla loro automobile che recava regolarmente la scritta “Press“, “Stampa“, una sorta di protezione che dovrebbe tutelare i professionisti dell’informazione al fronte, ma stavolta il condazionale si è rivelato inefficace. Il giornalista è in Ucraina da marzo e ha svolto diversi reportage sulla battaglia di Kiev, collaborando con note emittenti televisive.

"Stavamo indagando sulla serie di bombardamenti nel villaggio di Antonivka – racconta Celesti – quando siamo arrivati nei pressi di un cimitero: mentre sistemavamo l’auto per creare una protezione dai proiettili i russi hanno sparato un colpo di artiglieria pesante contro la nostra macchina". "Io mi trovavo al posto di guida – continua – e fortunatamente non ho riportato gravi lesioni ma il mio collega Claudio Locatelli è rimasto ferito ad un orecchio a causa dell’esplosione del finestrino".

Molta la paura per gli inviati di guerra in un attacco definito dagli stessi non accidentale, bensì mirato ed intenzionale.

Celesti, perché siete stati attaccati?

"La scritta “Press” sulla nostra auto è impressa a carattere cubitali, non è possibile che il colpo di artiglieria non sia stato esploso volontariamente contro la stampa".

Com’era il clima prima dell’episodio che vi ha visti coinvolti ad Antonivka?

"Nei giorni precedenti avevamo intuito il pericolo: eravamo nello stesso quartiere dove abbiamo poi subito l’attacco ed un razzo russo è caduto a nemmeno 100 metri da noi fortunatamente rimanendo inesploso. Dopo l’attacco i giornalisti sono scappati dalla zona, ma sul posto i colpi d’arma non si sono fermati e l’esercito ucraino ha intrapreso una scontro a fuoco con quello russo".

Celesti, come si sente adesso? "Alloggiamo a Nikolaev, ad un’ora di distanza dal luogo dell’attentato e posso dire che queste situazioni per chi è qua in mezzo alla battaglia non sono certo rare. In guerra un giornalista vede spesso la morte da vicino, ma questa è la prima volta che vedo un attacco mirato nei confronti della stampa".

Cosa ha provato in quei momenti?

"Ho avuto una forte scarica di tensione: queste esplosioni di solito sono letali. In questi momenti non ti rendi nemmeno conto se sei rimasto ferito o meno; ci è andata davvero bene perché a causa dell’impatto sono schizzate in aria molte schegge metalliche, ma fortunatamente l’auto le ha attutite".

Gli inviati dopo l’attentato hanno deciso di annullare il viaggio previsto nela regione del Donbass; per Niccolò Celesti il rientro in Italia è previsto per la sera del 23 dicembre.

Emanuele Baldi

Gabriele Manfrin