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11 mag 2020

Silvia Romano, papà Enzo si commuove: "Sono orgoglioso di lei"

L'intervista al padre della cooperante: "Non ha mai voluto diventare un'icona"

11 mag 2020
marianna vazzana
Cronaca
epa08413106 A handout photo made available by the Chigi Palace (Palazzo Chigi) Press Office shows Italian cooperator, Silvia Romano, wearing a green tunic, hugging her family upon her arrival at the Ciampino airport, Rome, Italy, 10 May 2020. Silvia Romano, who was kidnapped by gunmen from an orphanage in Kenya 18 months ago, has been freed, Italian Prime Minister Giuseppe Conte announced.  EPA/-  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Silvia Romano, l'abbraccio con il papà Enzo (Ansa)
epa08413106 A handout photo made available by the Chigi Palace (Palazzo Chigi) Press Office shows Italian cooperator, Silvia Romano, wearing a green tunic, hugging her family upon her arrival at the Ciampino airport, Rome, Italy, 10 May 2020. Silvia Romano, who was kidnapped by gunmen from an orphanage in Kenya 18 months ago, has been freed, Italian Prime Minister Giuseppe Conte announced.  EPA/-  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Silvia Romano, l'abbraccio con il papà Enzo (Ansa)

Milano, 11 maggio 2020 - Non si può misurare un abbraccio. Ma quello tra Silvia Romano e il padre Enzo, ieri, racchiudeva l’universo.

Un momento prezioso per la vostra famiglia ma anche per tutta l’Italia. Ne sentiva il peso?
"Certamente. Io ho riabbracciato mia figlia, e non vedevo l’ora di farlo, ma sentivo, e ho sentito anche nelle ore precedenti, che l’accoglienza era collettiva: delle istituzioni, che ringrazio immensamente per il lavoro e il supporto, e di centinaia di migliaia di persone che come noi attendevano questo ritorno. Silvia in quel momento era la figlia e la sorella d’Italia. Tantissime persone si sono immedesimate in lei e nella nostra famiglia, condividendo la nostra gioia".

Quando vi siete salutati in aeroporto, a un certo punto ha invitato Silvia a togliere lo zaino e a fare un passo indietro, poi si è inchinato. Come mai?
"Ho voluto accogliere Silvia come meritava, inchinandomi davanti a una figlia di cui sono orgoglioso".

Che cosa vi siete detti, durante quell’abbraccio?
"Parole tra padre e figlia, che resteranno tra noi".

Silvia è stata da molti definita ‘la nostra meglio gioventù’. Che ne pensa? 
"Penso che, come lei, ci siano tanti ragazzi che si danno da fare per il prossimo e che sono in prima linea per conquistare il mondo che vorrebbero: un mondo diverso e più giusto. Ma mia figlia non è andata in Africa per diventare un’icona, è partita perché era quello che sentiva nel cuore. Era quello che voleva fare: lavorare per gli altri, mettersi al servizio di persone meno fortunate e aiutarle grazie alle sue capacità e al suo sorriso. Poi si è trovata a diventare un’icona, per ciò che le è capitato. Ma, ripeto, ci sono tanti giovani attivi per il cambiamento. Ora, l’importante è che sia tornata da noi sana e salva".

Sabato, appena è stata divulgata la notizia della liberazione, qual è stata la sua prima reazione?
"Il mio cuore scoppiava di gioia. Poi sono stato subissato di telefonate e messaggi da parte di familiari, amici e giornalisti. Impossibile rispondere a tutti, anzi mi scuso se non sono riuscito a dare retta a molti. Ma a un certo punto ho dovuto pensare a me stesso e a come organizzare la partenza per Roma. Oggi (ieri per chi legge, ndr) è stata una giornata intensa. Felice ma lunghissima".
 

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