Roma, 10 maggio 2020 - Tutta Italia era in attesa del rientro di Silvia Romano, liberata ieri dopo essere stata rapita a novembre 2018 in Kenya. E lei è arrivata in perfetto orario - alle 14 - all'aeroporto di Ciampino. Momenti di grande commozione quando la cooperante italiana 25enne - completamente coperta da una veste islamica verdina e con la mascherina e i guanti d'ordinanza, è uscita dal portellone dell'aereo. Ha salutato tutti, ha sorriso e subito è corsa ad abbracciare i familiari. Ad attenderla all'aeroporto anche il premier Giuseppe Conte e il ministro Luigi Di Maio, che indossava una mascherina con il tricolore.

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Sorridente, dopo aver a lungo salutato i presenti, la ragazza si è lasciata andare in un prolungato abbraccio con i genitori e con la sorella (cosa che le è stata consentita, nonostante il distanziamento sociale obbligatorio), sotto gli occhi del presidente del Consiglio, che ha applaudito insieme  al capo della Farnescina e l'ha accarezzata con i gomiti. Silvia si è fatta poi fotografare con Conte e Di Maio.

Silvia: "Ora sto con la mia famiglia"

"Grazie. Sto bene, per fortuna, sto bene fisicamente e mentalmente. Ora voglio solo stare tanto tempo con la mia famiglia e sono felicissima, dopo tanto è bello essere tornati". Sono state le parole che Silvia Romano ha rivolto a Conte e Di Maio dopo essere atterrata a Ciampino.

Il racconto ai pm

Successivamente la 25enne è stata ascoltata dai pm di Roma, nella caserma dei Ros. Alla base del colloquio con gli inquirenti i momenti di quando è stata prelevata dai rapitori, ormai 18 mesi fa, la sua conversione all'Islam, e le fasi del rilascio con l'ipotesi del pagamento di un riscatto. Silvia, secondo fonti investigative, ha ammesso la conversione e ha assicurato di essere stata trattata "sempre con umanità" dai rapitori. Ha invece negato di essere stata costretta a sposarsi. "Non c'è stato alcun matrimonio né relazione, solo rispetto".

FOCUS / La conversione all'Islam: "E' stata una mia libera scelta"

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"Mi hanno assicurato che non sarei stata uccisa e così è stato", sono state le parole di Silvia nel corso dell'audizione con il pm della Procura di Roma, Sergio Colaiocco, e gli inquirenti del Ros. 

"Mi sono spostata con più di un carceriere in almeno quattro covi, che erano all'interno di appartamenti nei villaggi - ha ricordato Romano - Loro erano armati ed a volto coperto, ma sono sempre stata trattata bene ed ero libera di muovermi all'interno dei covi, che erano comunque sorvegliati".

Le parole di Conte e Di Maio

"Siamo davvero lieti di aver dato il benvenuto a Silvia; in un momento di grande difficoltà che il Paese sta vivendo, questo è anche un grande segnale di speranza e di fiducia, che lo Stato c'è, c'è sempre, e non si lascia mai distrarre da tutti quelli che sono i suoi compiti, compiti su tutti i fronti - ha detto il premier Conte -. "Eravamo ormai in dirittura finale da qualche mese, ma sono notizie che vanno sempre mantenute nel massimo della riservatezza". 

Silvia Romano con Di Maio e, dietro, tutta la sua famiglia (Ansa)

"Abbiamo lavorato tanto, lo Stato in tutte le sue componenti, perché questi risultati si raggiungono solo se c'è una grande dedizione e abnegazione da parte di tutti i comparti interessati. In particolare - ha aggiunto Conte - l'agenzia dei servizi di intelligence, con particolare riguardo all'Aise, ma parliamo anche della Farnesina con l'Unità di crisi, con il lavoro del ministro Di Maio, parliamo anche dell'autorità giudiziaria italiana, che ringrazio per il gran lavoro che fino a qui ha fatto, parliamo anche di componenti della Difesa e del ministro Guerini".

Da parte sua Di Maio ha detto: "Ringrazio a nome del ministero degli Esteri tutte le persone che hanno lavorato a riportare Silvia Romano in Italia - ha continuato il ministro - in questa giornata, la festa della mamma. Un augurio speciale alla mamma di Silvia e un saluto a tutte le mamme, ai genitori, ai parenti di altri cittadini che purtroppo sono ancora in uno stato di prigionia all'estero. Lavoreremo come abbiamo lavorato per Silvia Romano per riportarli indietro. Lo Stato non lascia indietro nessuno e il lavoro fatto dalla Farnesina, dall'intelligence, dal presidente del Consiglio, da tutti gli uomini e le donne che hanno lavorato a riportarla a casa, è un lavoro che andrà avanti. Non da domani, ma dalle prossime ore come abbiamo sempre fatto".

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FOCUS / I diciotto mesi di misteri in Africa

L'ambasciatore in Somalia: voleva la pizza

L'ambasciatore italiano in Somalia, Alberto Vecchi ha raccontato di essere rimasto colpito dalla forza d'animo della giovane cooperante: "Questa mattina era tutta sorridente, contenta, ha reagito molto bene e ha raccontato di aver dormito benissimo nella stanzetta della foresteria dell'ambasciata che le abbiamo messo a disposizione". E poi ieri sera "abbiamo mangiato la pizza che lei aveva chiesto, non era il massimo, abbiamo fatto quello che si poteva", ha aggiunto Vecchi. 

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Sala ricorda Regeni

FOCUS / Presto tornerà a Milano

"Silvia Romano libera", recita un cartellone che è stato esposto davanti alla porta di Palazzo Marino, durante la lunga prigionia della giovane cooperante milanese che è stata liberata ieri. "Era un auspicio oggi è realtà e potremo riportare all'interno il cartellone", ha detto oggi il sindaco di Milano, Beppe Sala. Ma ha anche fatto una considerazione amara: "Non lo potremo fare invece per Giulio Regeni, continueremo ostinatamente a tenere esposto lo striscione che chiede verità per lui" sulla balconata di piazza della Scala.

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