Il presidente Mario Draghi, 73 anni
Il presidente Mario Draghi, 73 anni
Il sì della Camera in mattinata, quello del Senato in tarda serata: il via libera del Parlamento italiano al Recovery Plan targato Mario Draghi arriva senza patemi per il governo. "Oggi è un giorno positivo per l’Italia", è la chiosa del capo del governo. Entusiasmo e "gusto del futuro", insomma, per una sfida epocale che Draghi ha voluto chiudere il prima possibile. "Il...

Il sì della Camera in mattinata, quello del Senato in tarda serata: il via libera del Parlamento italiano al Recovery Plan targato Mario Draghi arriva senza patemi per il governo. "Oggi è un giorno positivo per l’Italia", è la chiosa del capo del governo. Entusiasmo e "gusto del futuro", insomma, per una sfida epocale che Draghi ha voluto chiudere il prima possibile. "Il 30 aprile non è una data mediatica. Se consegnavamo il piano il 10 maggio i soldi arrivavano a giugno, o peggio, dopo l’estate", sottolinea. Ed è dal giorno dopo l’invio del Pnrr a Bruxelles che, per il governo, comincerà la parte più difficile, a cominciare dalla partita delle riforme. "Senza di loro dispero di spendere bene questi soldi", spiega il presidente del Consiglio richiamando i partiti a lavorare insieme. "Non ho mai detto a Ursula von Der Leyen garantisco io, non è il mio stile", sottolinea.

Il tempo a disposizione per esaminare il Pnrr è stato minimo, e Draghi lo sa. "Il governo ha profondo rispetto per le Camere", rimarca non a caso l’ex governatore della Bce alla Camera. Dando la traiettoria di quando e come il Parlamento potrà influire: sui decreti attuativi delle sei missioni e delle riforme previste, ad esempio. Decreti che partiranno già a maggio, col provvedimento sulle semplificazioni già in arrivo. Il piano è ambizioso. Con il Recovery Plan "l’Italia non sarà più la stessa", promette Draghi. Che, rispetto alla corruzione e alle miopie di parte elencate lunedì alla Camera, individua un ulteriore nemico per il compimento del Pnrr: "l’inerzia istituzionale". "Le risorse – avverte – saranno sempre poche se non si usano".

Il libro dell’Italia del futuro attraversa le Aule parlamentari senza scossoni. Alla Camera sono 442 i sì alla risoluzione di maggioranza alle comunicazioni del premier. E Fratelli d’Italia si astiene. Al Senato i numeri sono ugualmente bulgari.

red. pol.