Domenica 26 Maggio 2024
GIULIA BONEZZI
Cronaca

Sciopero della fame Salute peggiorata, rischio alto Cospito trasferito all’ospedale "Ma resta in regime di 41 bis"

L’anarchico al suo 115esimo giorno di protesta portato da Opera al San Paolo di Milano. Secondo i sanitari che l’hanno visitato la situazione generale potrebbe precipitare. Il nodo resta che cosa fare se perdesse conoscenza: si può alimentare in modo forzato?

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di Giulia Bonezzi

e Anna Giorgi

Dalle 18.39 di ieri Alfredo Cospito è ricoverato all’ospedale San Paolo di Milano, in una stanza del reparto di medicina penitenziaria riservata ai detenuti in regime di 41 bis. L’ha comunicato, a trasferimento avvenuto, una nota del ministero della Giustizia: "Su indicazione dei sanitari, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha disposto il trasferimento - in via precauzionale - del detenuto Alfredo Cospito dal carcere milanese di Opera all’ospedale San Paolo. La salute di ogni detenuto costituisce priorità assoluta". È dunque in ospedale "per precauzione" l’anarco-insurrezionalista al 115 esimo giorno di sciopero della fame contro il 41 bis che gli è applicato da maggio 2022 e che il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha appena rifiutato di revocare, motivando la decisione proprio con la protesta iniziata lo scorso 19 ottobre: un corpo usato "come un’arma" per "orientare le iniziative di lotta della galassia anarco-insurrezionalista".

Sempre in via precauzionale Cospito, il 30 gennaio, era stato trasferito dal penitenziario di Sassari al centro clinico interno al carcere di Opera, dove ieri mattina era stato visitato da Andrea Crosignani, un medico di fiducia incaricato dal difensore Flavio Rossi Albertini. Che l’ha trovato "presente a se stesso, lucido, camminava sulle sue gambe", ma anche "determinato ad andare avanti con la protesta"; e questo, unito alla "importante debilitazione fisica" di un uomo che in meno di quattro mesi è dimagrito da 120 a 71 chili, "purtroppo non è un buon segno".

Perché le condizioni di Alfredo Cospito, che a Opera aveva smesso anche di assumere gli integratori andando avanti ad acqua, zucchero e sale, sono "serie – ha chiarito il dottore –. I parametri tengono, ma basta poco perché la situazione precipiti senza segni particolari di allarme". I rischi, ha riferito Crosignani al difensore, sono di "edema cerebrale" e di "aritmie cardiache dall’esito fatale", emersi "confrontandomi con la cardiologa" di Opera "e valutando i dati dell’elettrocardiogramma". Il medico ha "cercato di convincerlo a riprendere il potassio", poiché "ci vuole veramente, veramente poco perché la situazione precipiti", e aveva auspicato analisi su "fosforo ed equilibrio acido-base" che "non possono essere fatte in carcere, i campioni devono essere mandati all’esterno". Qualche ora dopo, è stato il paziente a esser mandato in ospedale, nella stessa area 41 bis del “Repartino” del San Paolo in cui veniva ricoverato Totò Riina quand’era detenuto a Opera, e dove nel 2016 morì Bernardo Provenzano, dopo due anni di ricovero ininterrotti.

Ma a differenza di questi capimafia Cospito non è anziano e malato, rilevava il ministro Nordio nel provvedimento con cui ha rigettato la richiesta di revoca del carcere duro: "Si è in presenza non già di una persona affetta da una patologia cronica invalidante ma di un soggetto sano e lucido che si sta volontariamente procurando uno stato di salute precario per finalità ideologiche, perseverando nella sua condotta nonostante i reiterati inviti da parte dell’autorità sanitaria a desistere".

E il nodo, sul quale il Ministero della Giustizia lunedì ha interpellato il Comitato nazionale di Bioetica, è fino a che punto si possano estendere le Dat o disposizioni anticipate di trattamento - Cospito ha depositato al Dap una dichiarazione con cui chiede di non essere sottoposto all’alimentazione forzata anche qualora si trovasse in stato d’incoscienza - in una situazione come questa. Che riguarda, oltretutto, una persona che si trova sotto custodia dello Stato. L’avvocato Rossi Albertini intanto affida all’Ansa la sua "veemente protesta" per aver saputo del trasferimento in ospedale "dai giornalisti e non, come sarebbe normale in un Paese civile, dalla direzione dell’istituto".