Mercoledì 24 Aprile 2024

Schiaffo al Sultano . Caroselli e bandiere, notte di festa a Istanbul: "La Turchia resterà laica"

Il presidente battuto alle amministrative dal partito Repubblicano del Popolo. L’esito del voto determinato dalla crisi economica e dall’immigrazione.

Schiaffo al Sultano . Caroselli e bandiere, notte di festa a Istanbul: "La Turchia resterà laica"

Schiaffo al Sultano . Caroselli e bandiere, notte di festa a Istanbul: "La Turchia resterà laica"

Domenica sera, molti commentatori televisivi turchi, forse temendo per il loro posto di lavoro, si affannavano a spiegare che il risultato del voto amministrativo non è importante a fini politici. Ma, davanti a una sconfitta del genere, una riflessione va fatta, anche se ti chiami Recep Tayyip Erdogan. Il suo partito, l’Akp, ha perso in luoghi dove vinceva da 22 anni. A trionfare è stato il Chp, il partito Repubblicano del Popolo, fino a pochi mesi fa considerato una formazione di vecchi burocrati e che, con un cambio ai vertici, sembra avere riacquistato maggiore attrattività per gli elettori. Non solo ha tenuto il controllo delle principali città turche aumentando i consensi, ha vinto dove prima perdeva sonoramente.

Va detto che l’Akp ha perso soprattutto per la crisi economica, l’inflazione al 70% e la massiccia immigrazione che sta cambiando la struttura demografica della Turchia in modo rilevante. A Istanbul, il disagio socio-economico è più palpabile che mai. Qui l’Akp è riuscito a tenere solo i distretti più conservatori e se a Fatih spiegano che "a Erdogan non c’è alternativa", in molte altre parti della città i festeggiamenti sono andati avanti fino a tarda notte. Sulla Bagadat Caddesi, importante viale nella parte asiatica della città, le macchine sono state incolonnate per ore, con clacson, trombe e bandiere di Atatürk, il fondatore della Turchia moderna. "La Turchia è laica e resterà laica" gridano tutti. Che una parte del consenso del presidente sia stato eroso dalla crisi economica e non dalla mancanza di democrazia, non sembra fare troppa differenza. "Iniziamo a rimanere senza Erdogan presidente e poi pensiamo al resto" dice Ayse, studentessa di 22 anni. Per le donne sono state elezioni particolarmente importanti. Su 81 province dopo le ultime elezioni 11 sono guidate da donne. Ancora lontane anni luce dalla parità, ma sempre meglio delle 4 delle elezioni nel 2019.

"Sono molto soddisfatto di come sono andate le elezioni – spiega Nurettin, che a Nisantasi, uno dei quartieri alla moda di Istanbul vende accessori dai colori vivaci e pieni di brillantini –. Io sono curdo. Il mio partito ha avuto una grande affermazione nel sud-est del Paese. Non possono più ignorarci". I curdi, a volerla ben vedere, sono il banco di prova più atteso per chi dovrà governare nella Turchia di domani, e la brutta notizia è che, per il momento, questo capitolo non lo vuole affrontare nessuna forza politica. Il Chp ne farebbe volentieri a meno e tutte le altre formazioni politiche considerano la minoranza una minaccia per identità nazionale e l’unità territoriale.

In questa Turchia che si presenta come molto più varia dal punto di vista politico, non manca proprio niente. Anche chi è più islamico di Erdogan. Il Yeniden Refah Partisi, ha portato via al presidente due regioni fra le più conservatrici del Paese. E, per chi non vuole gli ultra islamici, ma nemmeno Erdogan, ci sono sempre i nazionalisti del Mhp e dell’Iyi Parti. Una Turchia più variegata quanto a preferenze elettorali, insomma. Ma dove si stanno facendo avanti anche forze politiche che di democratico e rassicurante hanno davvero ben poco.