Venerdì 12 Aprile 2024

Rigopiano, ventidue assoluzioni. L’ex prefetto condannato in Appello. Il papà di una vittima: non è giustizia

Un anno e otto mesi per Provolo (assolto in primo grado), uno degli otto imputati ritenuti colpevoli. Ventinove morti, la rabbia dei parenti dopo la sentenza: "Sono state ignorate tutte le allerte valanga". .

Rigopiano, ventidue assoluzioni. L’ex prefetto condannato in Appello. Il papà di una vittima: non è giustizia

Rigopiano, ventidue assoluzioni. L’ex prefetto condannato in Appello. Il papà di una vittima: non è giustizia

Otto colpevoli, tra cui l’ex prefetto di Pescara, per la tragedia dell’hotel Rigopiano in Abruzzo, il 18 gennaio 2017, quando una valanga travolse il resort sotto al Gran Sasso causando la morte di 29 persone. La corte d’appello dell’Aquila ieri ha confermato le condanne inflitte in primo grado per il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, per i dirigenti della Provincia Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, responsabili della viabilità nella zona dell’albergo, per l’ex gestore dell’hotel Bruno Di Tommaso e il tecnico Giuseppe Gatto, incaricato da Di Tommaso di progettare alcune strutture antinfortunistiche. Ma oltre a questi, sono stati condannati anche l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, che dovrà scontare una pena di un anno e otto mesi per falso e omissione di atti d’ufficio, Leonardo Bianco, ex capo di gabinetto della Prefettura, a un anno e quattro mesi, per non essersi attivato dopo l’allarme, ed Enrico Colangeli, tecnico comunale di Farindola, a due anni e otto mesi, per aver autorizzato la ristrutturazione dell’albergo. Assolti invece, dopo una camera di consiglio di cinque ore, altri 22 imputati.

Per i familiari delle vittime, la verità non è ancora emersa. "Tutte le allerte valanga sono state ignorate. Con questa sentenza muore la prevenzione in Italia. Che la facciamo a fare?" ha commentato Egidio Bonifazi, padre di Emanuele, 31enne di Pioraco addetto alla reception dell’hotel, dopo la sentenza. "Nessuno della Regione è stato condannato – ha aggiunto Paola Ferretti, la mamma di Emanuele –, sebbene la carta di localizzazione del rischio valanghe, che era obbligatoria per legge da 25 anni, non fosse mai stata fatta in Abruzzo, e quel documento poteva fare la differenza. A Rigopiano non ha funzionato nulla, dalla prevenzione ai soccorsi, ma io parlo con il cuore, non con il diritto. È importante la condanna del prefetto, è un passo avanti, ma la piena verità non è ancora emersa".

"Questo processo doveva fare scuola, è come se qui lo Stato giudicasse se stesso, ma non c’è stata la volontà di andare a fondo – aggiunge Luca Tanda, fratello del 25 Marco, pilota di Castelraimondo che al resort era in vacanza -. Chi ricopre ruoli di responsabilità deve avere la consapevolezza che può fare la differenza tra la vita e la morte, altrimenti come faremo a sentirci sicuri su un ponte, o in una galleria? Comunque noi non ci fermiamo". "Ci aspettavamo di più, la condanna della Regione e della Provincia. Andavano condannati altri personaggi. Se avessero preso tutti l’ergastolo a me non cambiava nulla. Potevo guardare la foto di mio figlio e dire: ho fatto il mio dovere per darti giustizia" ha detto Alessio Feniello, padre di Stefano, 28enne di Verona.

"Il prefetto non ha responsabilità né per la tragica morte o per le gravi lesioni in danno degli ospiti, né per la infamante accusa di depistaggio delle successive indagini – ha affermato invece il difensore Gian Domenico Caiazza, annunciando subito il ricorso in Cassazione –. Provolo è stato ritenuto responsabile per omissione di atti di ufficio e per la relativa, asseritamente falsa comunicazione al ministero degli interni, entrambe del 16 gennaio, fatti del tutto privi di rilevanza in ordine alla tragedia di due giorni dopo".