Roma, 5 luglio 2021 - È morta Raffaella Carrà. Sergio Japino ha dato il triste annuncio con queste parole: "Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre". Japino si unisce al dolore degli adorati nipoti Federica e Matteo, di Barbara, Paola e Claudia Boncompagni, degli amici di una vita e dei collaboratori più stretti. La Raffa nazionale aveva 78 anni. Il suo ultimo tweet risale a venti giorni fa, in occasione del suo compleanno: "Grazie a tutti! Mi avete sommersa di auguri, il vostro affetto mi commuove, vi abbraccio e vi auguro un’estate con ritorno alla normalità", scriveva il 18 giugno. Nessuno sapeva della sua malattia: Raffa se n'è andata in punta di piedi.

Tre giorni per l'addio: dal corteo ai funerali

Raffaella era una donna fuori dal comune eppure dotata di spiazzante semplicità, non aveva avuto figli  ed era il suo cruccio, anche se di figli - diceva sempre lei - in realtà ne aveva a migliaia, come i 150mila fatti adottare a distanza grazie ad "Amore", il programma che più di tutti le era rimasto nel cuore.

 Lutto all'Argentario, qui il suo buen retiro

La Romagna piange Raffaella Carrà

Sommario

 

La malattia

Raffaella Carrà si è spenta alle ore 16.20 di oggi, dopo una malattia che da qualche tempo l'aveva attaccata. Aveva una forza inarrestabile, che l'ha imposta ai vertici dello star system mondiale, una volontà ferrea che fino all'ultimo non l'ha mai abbandonata, facendo sì che nulla trapelasse della sua profonda sofferenza. L'ennesimo gesto d'amore verso il suo pubblico e verso coloro che ne hanno condiviso l'affetto, affinché il suo personale calvario non avesse a turbare il luminoso ricordo di lei. 
Nelle sue ultime disposizioni, Raffaella ha chiesto una semplice bara di legno grezzo e un'urna per contenere le sue ceneri. Nell'ora più triste, sempre unica e inimitabile, come la sua travolgente risata. 

Il successo

E' stata una showgirl, cantante, ballerina, attrice, conduttrice televisiva, radiofonica e autrice televisiva italiana. Definita "la regina della televisione italiana", è presente nei palinsesti televisivi dalla fine degli anni sessanta a oggi e durante la sua lunga carriera è diventata un'icona della musica e della televisione italiana, riscontrando grandi consensi anche all'estero, soprattutto in Spagna.

Nel corso della sua carriera, come ha dichiarato lei stessa in un'intervista sul settimanale TV Sorrisi e Canzoni, ha venduto oltre 60 milioni di dischi e durante un'ospitata a Domenica In condotta da Pippo Baudo ha inoltre dichiarato di possedere 22 dischi tra platino e oro. Nell'autunno 2020 il quotidiano britannico The Guardian incorona Raffaella Carrà come sex symbol europeo, definendola "l'icona culturale che ha insegnato all'Europa le gioie del sesso".  Merito anche del "Tuca tuca", il balletto con movenze sexy che ruppe un tabù nella Rai del 1971. E per le sue canzoni ironiche e lievemente trasgressive era da tempo anche un'icona del mondo gay.

image

Lo scandalo del Tuca tuca. Com'è nato il ballo che ha sedotto l'Italia

L'infanzia

Raffaella Carrà nasce a Bologna da padre romagnolo, gestore di un bar di Bellaria (cittadina della riviera adriatica all'epoca in provincia di Forlì, oggi di Rimini), e da Iris Dellutri (1923-1987), di famiglia siciliana. I genitori, tuttavia, si separarono poco dopo le nozze e la piccola Raffaella passò gran parte della sua infanzia tra il bar del padre e la gelateria di Bellaria-Igea Marina. Proprio in quest'ultima, crebbe seguendo in TV la trasmissione Il Musichiere, imparando a memoria titoli, balletti e ritornelli delle canzoni. A soli otto anni lasciò la riviera romagnola per trasferirsi a Roma. Studiò prima presso l'Accademia Nazionale di Danza, fondata dalla ballerina russa Jia Ruskaja, poi al Centro sperimentale di cinematografia.

Da Bologna al cuore di tutti. La storia dell'irripetibile Raffa

La carriera

Raffaella Carrà debuttò a soli 18 anni in televisione in "Tempo di danza" (1961), al fianco di Lelio Luttazzi, e nella commedia musicale "Scaramouche" (1965), nel 1970 approdò a Canzonissima, divenendo nota al grande pubblico.
Fu così che la Carrà divenne la prima showgirl del piccolo schermo in bianco e nero.  Notevole successo ottenne nel 1984 con "Pronto, Raffaella", che raggiunse ascolti straordinari per la fascia meridiana. Conduttrice di "Domenica in" (1986) sempre per la Rai, nel 1987 passò per un breve periodo a Canale 5, per poi tornare nel 1991 a Raiuno con la trasmissione "Fantastico 12"
Dopo una parentesi di quattro anni a Madrid, dove portò il programma "Hola Raffaella" per la televisione spagnola, è rientrata in Italia nel 1995 riproponendosi con successo in "Carramba! Che sorpresa" (1995-97 e 2002), trasmissione ispirata al varietà britannico "Surprise, surprise".  Ha quindi continuato a raccogliere consensi presentando "Carramba! Che fortuna" (1998-2000 e 2008) e "Segreti e … bugie" (1999), sempre su Raiuno. Nel 2001 ha condotto il Festival di Sanremo, nel 2004 il programma "Sogni", mentre dedicato alle adozioni a distanza è stato "Amore" del 2006. Nel 2007 è uscito "Raffica Carrà", raccolta videomusicale delle numerose sigle televisive che ha interpretato.
Nel 2013 è tornata sul piccolo schermo su Raidue come coach del talent show "The Voice of Italy" ed è uscito il suo ultimo album "Replay". Nel 2015 ha condotto su Raiuno il talent show "Forte forte forte" e ha interrotto la sua partecipazione a "The Voice of Italy", ripresa l'anno successivo. Del 2019 è il suo ultimo programma "A raccontare comincia tu" su Raitre. 


Raffa icona gay

La stessa Raffaella, in un'intervista al Corsera di tre anni fa, spiega come è diventata un'icona gay: "Ho cominciato a capire il mondo gay durante la mia prima Canzonissima, nel 1970. Ricevevo lettere da ragazzi gay che non si sentivano accettati specialmente in famiglia. E mi sono chiesta: possibile che esista questo gap tra genitori e figli? Poi nel mondo dello spettacolo ci sono tante persone omosessuali e così sono diventata icona gay mio malgrado. Da anni mi chiedevano di prendere parte alle sfilate per l'orgoglio gay e così l'anno scorso sono andata a Madrid alla giornata mondiale del Gay Pride e li ho beccati tutti in una volta". 

La nota di Mattarella

"Sono profondamente colpito dalla scomparsa di Raffaella Carrà, un'artista popolare, amata e apprezzata da diverse e numerose generazioni di telespettatori in Italia e all'estero. Volto televisivo per eccellenza ha trasmesso - con la sua bravura e la sua simpatia - un messaggio di eleganza, gentilezza e ottimismo", scrive il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

image

Il dolore di Pippo Baudo

"Sono immensamente scosso. È stata un'artista eccezionale, un'autodidatta straordinaria, io la conosco dagli inizi della sua carriera. Io non sono riuscito mai a fare un programma con lei, era l'unico rimprovero che le facevo sempre, è il mio grandissimo rimpianto", dice Pippo Baudo, estremamente scosso. Il motivo dell'enorme successo e dell'unicità di Raffaella stava, secondo il popolare conduttore, nella semplicità: "Era la bella 'burdela' romagnola, la guappa, aveva una voce forte che faceva impazzire tutti. Il suo modo di essere faceva pensare a ogni ragazza di poter diventare Raffaella Carrà, invece non era vero. Ci voleva solo il suo talento per essere Raffaella Carrà. E' stata l'ultima vera grande soubrette. Sono affranto", conclude Pippo. 

La moda del caschetto

Raffaella Carrà è riuscita a far diventare iconico anche un taglio di capelli: il suo caschetto biondo con frangia - che torna sempre a posto anche durante il ballo più scatenato - ha fatto tendenza e spopolato tra il pubblico femminile fin dagli inizi degli anni '70.  Il debutto del caschetto fu nel programma "Io Agata e tu" del 1969. L'impostazione c'era già ma i capelli non erano ancora di quel biondo che tutti conosciamo, perché in realtà i capelli erano scuri e ricci.  Raffaella sfoggiò il suo sfavillante caschetto biondo con "Canzonissima '70", grazie al taglio sapiente del parrucchiere Celeste Vergottini. Il fortunatissimo caschetto condizionò in modo decisivo lo stile delle acconciature degli anno '70, azzerando la cotonatura dei capelli allora di gran moda.

Il neologismo carràmbata

"Il segno che Raffella Carrà ha lasciato sulla cultura nazional-popolare è testimoniato, tra le altre cose, dalla duratura fortuna del neologismo 'carrambata' per indicare un incontro inatteso con una persona con cui si erano persi i contatti", twitta l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani ricordando l'influenza della regina della televisione italiana anche nel linguaggio comune.  Ricorda la Treccani: "Il sostantivo, scherzoso ma efficace, nasceva dal grande successo della trasmissione televisiva 'Carràmba che sorpresa', condotta appunto da Raffaella Carrà nella seconda metà degli anni Novanta, durante la quale si assisteva tipicamente al ricongiungimento tra parenti o amici".  Il sostantivo femminile "carrambata" è stato registrato in tutti i principali dizionari della lingua italiana, dal Vocabolario Treccani al Devoto-Oli allo Zingarelli.

L'addio alla vigilia di Italia-Spagna

Carrà, una stella della televisione, se ne è andata proprio alla vigilia delle semifinale degli Europei di calcio che vedrà contrapporsi, per l'ennesima volta, Italia e Spagna, due Paesi ai quali era profondamente legata. Se nel primo è nata e cresciuta e ha raggiunto il successo, nel secondo ha vissuto per alcuni anni tra il 1975 e il 1980 e poi di nuovo nella prima metà degli Anni 90. Diversi i programmi televisivi da lei condotti e che hanno portato il suo nome, da 'Hola Raffaella' a 'A las 8 con Raffaella', entrambi in onda sull'emittente di Stato Tve 1, così come sono stati molti i pezzi che hanno risuonato sulle radio iberiche, da 'Caliente, caliente' a 'Hay que venir al sur'. Non a caso, la notizia del decesso della star campeggia in prima pagina sui media di Madrid, da El Paìs alla catalana La Vanguardia. Il successo le valse nel 2018 un riconoscimento tra i più prestigiosi fra quelli insigniti dal regno di Spagna, 'Dama al Orden del Mérito Civil', che le venne consegnato per conto del re Felipe VI all'ambasciata di Madrid a Roma.

Anche il premier spagnolo Pedro Sanchez la ricorda con affetto: "Raffaella Carrà è stata una donna che ha ispirato diverse generazioni con felicità, coraggio e impegno. La sua musica ha reso felici i nostri cuori, il suo spirito libero ha riempito le nostre anime. Riposa in pace mia cara #RaffaellaCarrà".  Il tweet è stato anche rilanciato dall'account di Palazzo Chigi

Da Vasco ad Arbore, il ricordo degli artisti