Giovedì 20 Giugno 2024
PONCHIA
Cronaca

Quel dolore nascosto dei giovani

Viviana

Ponchia

Il 6 marzo, per chi avesse avuto voglia di alzare gli occhi, nel cielo splendeva una prodigiosa luna piena. Al cinema davano la nuova versione della Sirenetta con la vecchia morale Disney: mai perdere se stessi, nemmeno se al posto delle gambe si ha una pinna. Il 6 marzo era impossibile sentirsi ancora addosso l’inverno. A 18 anni, con un’amica vicino, la notte del 6 marzo poteva essere la celebrazione della vita: io cucino la carbonara, tu fai la torta e poi a vedere quel film ci andiamo davvero. E torniamo a piedi ballando, ci prendiamo tutta la luce bianca dell’universo, facciamo tardi a guardare Mare Fuori. Parliamo d’amore e del domani. A 18 anni in una notte così non c’è bisogno di dimenticare, non serve l’anestesia. Nemmeno se il dolore del mondo è grande e sembra insopportabile quel piccolo fastidio che si chiama giovinezza. Diranno: che ne sapete. Di lei che appena maggiorenne è morta per troppo alcol e psicofarmaci, dell’amica che si è salvata per caso. Delle loro ultime ore in una casa ai bordi di Milano, passate a precipitare come Alice nella tana del Bianconiglio, solo che il fondo del pozzo non era arredato.

Non c’è niente da dire, appunto. Ma vale la pena riportare le parole del questore di Monza Marco Odorisio, quelle che tutti cerchiamo purchè siano semplici e puntino dritto al cuore: "Il mio appello va ai ragazzi perché non buttino al vento la loro esistenza e non si autodistruggano. Perché anche di fronte alle difficoltà e alla paura si aprano con le famiglie, con le persone loro vicine. La vita è una e ha un valore inestimabile". La vita: unica, preziosa, male insegnata. Scandita dal passaggio degli astri, con un po’ di coraggio e di fortuna sempre alla portata del salto che non osiamo fare. Le due ragazze di Monza per una volta non seguivano l’istinto del branco. Si sono blindate in casa con il loro arsenale di bottiglie e sostanze da sole, per bere fino a morire. Complicità, annichilimento, lo scarto di un sorso in più. Poco importa se fosse premeditazione o gioco. E’ mancata la spinta di un azzardo alternativo, l’urgenza di aprire la finestra e domandare alla luna che razza di mondo vede da lassù, o anche solo come volersi bene.

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