Giovedì 18 Aprile 2024

Politica all’anno zero. L’Italia riparta dal pensiero di Einaudi

L'Italia in fase di transizione: la Fondazione Luigi Einaudi propone i principi del Grande Liberale come bussola politica e morale per il futuro.

Cangini *

Come nel secondo dopoguerra, l’Italia attraversa oggi una fase di transizione. Siamo all’anno zero della politica: della cultura politica, delle identità politiche e della geopolitica. Mai come oggi servirebbero punti di riferimento, principi, parametri. Servirebbe un metodo e anche una logica. Nel pensiero e nell’azione di Luigi Einaudi troviamo tutto quello di cui gli italiani e le loro classi dirigenti hanno bisogno. Ne hanno bisogno oggi come ne avevano bisogno negli anni in cui Einaudi ricoprì le funzioni di vicepresidente del Consiglio, di ministro del Bilancio, di governatore della Banca d’Italia, di presidente della Repubblica.

Le pietre miliari del percorso intellettuale, politico ed istituzionale di Luigi Einaudi sono almeno dieci. Dieci principi assoluti, oggi maltrattati. Eccoli: lo studio e il dibattito come presupposti della decisione politica; la centralità del Parlamento in quanto luogo del confronto e della mediazione; il rispetto per le Istituzioni, ma anche le loro alte responsabilità e il loro imprescindibile stile; l’attenzione ai conti pubblici e il rigore del buon padre di famiglia nell’amministrarli; la lotta ai monopoli e alle rendite di posizione; l’apertura dei mercati, regolati e vigilati dallo Stato ma affidati alla libera concorrenza; le libertà economiche e individuali come conseguenza di una fiducia illimitata nella persona umana; l’Europa come radice culturale e gli Stati Uniti d’Europa come patria necessaria; i valori liberaldemocratici come discrimine politico e, dunque, l’Alleanza atlantica come legame naturale. Sono stati questi i principi che hanno ispirato il pensiero e guidato l’azione di Luigi Einaudi per tutta la vita. Una vita posta al servizio degli italiani attraverso una meticolosa opera pedagogica dispiegata sui piani culturale, politico, economico ed istituzionale.

Rendere onore a Luigi Einaudi significa, dunque, riaffermare i principi fondanti la democrazia liberale in un’epoca in cui la democrazia liberale viene aggredita da rinascenti imperi, vilipesa da demagoghi politici di destra e di sinistra e non più riconosciuta come modello ideale animato da valori imprescindibili da una quota crescente di cittadini. Cittadini spaventati e disorientati. Privi di bussola.

La bussola, volendo, c’è: si chiama Luigi Einaudi. La nostra Fondazione ritiene che, così come diedero una forma e una rotta all’Italia negli anni della Ricostruzione, i punti fermi del pensiero einaudiano possano e debbano diventare la bussola politica e morale dell’Italia odierna. È per questo, per scongiurare il rischio di celebrare i 150 anni dalla nascita del Grande Liberale con la testa rivolta al passato, che abbiamo dedicato il convegno che terremo mercoledi alla Camera dei deputati e che sarà concluso dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, all’“attualità del pensiero economico di Luigi Einaudi”. Un modo per colmare i vuoti del presente e incamminarci consapevolmente verso il futuro.

* Segretario generale

della Fondazione Luigi Einaudi