Una ragazza dopo l'open night 18-28 anni a Torino (Ansa)
Una ragazza dopo l'open night 18-28 anni a Torino (Ansa)

Roma, 8 giugno 2021 - Nella corsa ai vaccini anti Covid, le regioni fanno a gara per immunizzare i più giovani (qui la mappa dei 20-29enni che hanno ricevuto almeno la aprima dose, regione per regione). Ma se i ventenni danno lo sprint alla campagna vaccinale - con le le prenotazioni in massa dei ragazzi, che puntano al green pass - gli esperti frenano sugli Open Day, in particolare quelli con le inoculazioni di Astrazeneca, che porterebbero a rischio di trombosi. 

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Anche in virtù dei nuovi allentamenti in zona bianca, presto estesa a tutto il Paese - e della fine del coprifuoco dal prossimo 21 giugno - le Regioni continuano a immunizzare i più giovani con qualsiasi tipo di siero: negli 'eventi vaccinali' appositamente dedicati non si utilizzano soltanto gli Rna (Pfizer e Moderna), ma soprattutto quelli a vettore virale (Astrazeneca e Johnson & Johnson, raccomandati dall'Aifa per gli over 60). 

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L'appello dei vaccinatori

Un gruppo di 24 medici vaccinatori ha però lanciato un appello, dicendosi contrario alla scelta di aprire ai più giovani le vaccinazioni con gli Open day AstraZeneca, "perché la somministrazione di questo vaccino ai soggetti minori di 40 anni, in particolare di sesso femminile, potrebbe comportare più rischi che benefici, causando anche se raramente complicanze potenzialmente mortali". La loro intenzione - spiegano - è "rafforzare la fiducia nelle Istituzioni ed evitare rischi inutili tra i nostri giovani". 
Stessi avvertimenti da Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe, secondo il quale l'esigenza di vaccinare la popolazione andrebbe contemperata con la possibilità di somministrare, in questo momento, altri tipi di vaccini ai giovani. Con il siero a vettore virale, andrebbe immunizzato "quel 28% di 60-69enni e 17% di 70-79enni che ancora non hanno ricevuto la prima dose di vaccino", aggiunge Francesco Broccolo, virologo dell'Università Bicocca di Milano. 

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Gli over 60 senza la prima dose

Mentre i ragazzi corrono verso i vaccini, in effetti, una parte dei loro genitori o nonni nicchiano: in Italia oltre tre milioni di over 60 non hanno ricevuto neppure la prima dose, nonostante siano la fascia più esposta ai rischi letali del Covid. Se da una parte appare fisiologico che su questa classe di età le inoculazioni rallentino con l'avvicinarsi della saturazione delle persone decise a vaccinarsi, restano anche altri problemi: c'è chi non si registra sulle piattaforme per le prenotazioni, né attraverso i numeri telefonici verdi, non chiede informazioni ai propri medici di base o da mesi è ancora risente della psicosi sui rischi dovuti agli effetti collaterali. Anche per questo ora si punta a soddisfare la domanda di fasce di popolazione più disponibili, senza le quali il ritmo della campagna rallenterebbe drasticamente: "l'allarme c'è non solo nella mia regione - dice il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga- c'è una fetta di popolazione incerta, che non si vuole vaccinare, e su quella dobbiamo essere convincenti, dobbiamo fare una campagna, per tutelare il singolo e tutti gli altri".

Speranza: "Rari casi avversi"

"Noi abbiamo la certezza che il vaccino" anti-Covid "funzioni e sia efficace e sicuro. Io ho molta fiducia sia nell'Ema che nell'Aifa, e ci sono rarissimi casi riscontrati di reazioni avverse. Li stiamo continuando a studiare ma non può essere messo in discussione un effetto", quale quello della vaccinazione "che è assolutamente positivo". Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervistato a 'Dimartedì', in onda questa sera su La7, risponde a una domanda sulle polemiche sollevate da alcuni esperti sulla 'apertura' degli Open Day con il vaccino AstraZeneca anche per i più giovani, dopo il caso della ragazza 18enne, in condizioni gravi all'ospedale San Martino di genova, per una trombosi cerebrale. "E' giusto continuare a verificare, controllare a studiare tutti i casi avversi - aggiunge Speranza - ma il messaggio di fondo non può che essere netto e semplice: i vaccini sono e restano l'arma fondamentale che abbiamo per chiudere questa stagione così drammatica". Il ministro invita "tutti a guardare in maniera oggettiva il numero dei decessi. Abbiamo avuto non solo in Italia, numeri molto molto alti, da noi in alcune giornate siamo arrivati a 7-800 morti, ora da qualche settimana siamo sotto i 100, ma per me il giorno più bello sarà quando avremo zero decessi. Aspetto quel giorno con tutta l'ansia possibile", conclude.