Matteo Bassetti (Ansa)
Matteo Bassetti (Ansa)
Genova, 5 dicembre 2021 - "Dopo poco più di una settimana da quando è diventata famosa in tutto il mondo, grazie a ricercatori del Massachusetts sappiamo qualcosa in più sulla variante Omicron. La nuova variante che ha terrorizzato forse ingiustamente il mondo, ha acquisito un ‘pezzetto’ del virus del raffreddore comune. Ecco spiegato perché darebbe quadri clinici più lievi, rispetto alla Delta, molto simili al raffreddore". Il bollettino Covid del 5 dicembre 2021 Ad annunciare una notizia che – se confermata dai successivi esami – sarebbe più che ottima è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive all’ospedale Policlinico San Martino di Genova, commentando su Facebook uno studio...

Genova, 5 dicembre 2021 - "Dopo poco più di una settimana da quando è diventata famosa in tutto il mondo, grazie a ricercatori del Massachusetts sappiamo qualcosa in più sulla variante Omicron. La nuova variante che ha terrorizzato forse ingiustamente il mondo, ha acquisito un ‘pezzetto’ del virus del raffreddore comune. Ecco spiegato perché darebbe quadri clinici più lievi, rispetto alla Delta, molto simili al raffreddore".

Il bollettino Covid del 5 dicembre 2021

Ad annunciare una notizia che – se confermata dai successivi esami – sarebbe più che ottima è Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive all’ospedale Policlinico San Martino di Genova, commentando su Facebook uno studio internazionale ancora in preprint. Secondo i risultati ottenuti dai ricercatori, spiega Bassetti, "Omicron grazie a questa aggiunta di materiale genetico del virus del raffreddore è più ‘umana’ e meno animale rispetto al SarsCoV2 iniziale. Per questo sfugge più facilmente al nostro sistema immunitario, che non la riconosce come totalmente estranea. Si tratta di una ricerca molto interessante che, se confermata, dimostrerebbe per la prima volta – sottolinea l’infettivologo – che il Covid si sta spontaneamente indebolendo perdendo la sua forza iniziale di causare malattie gravi. A questo punto c’è quasi da sperare che la Omicron soppianti la Delta e le altre precedenti varianti. Sarà anche forse più contagiosa, ma se assomiglia così tanto al raffreddore…".

E il prof conclude con la ricetta che funziona meglio di tutte le altre: "Vaccinarsi con ancora maggiore intensità. Continuare a farlo, perché in Italia al momento è presente al 99% la Delta. Abbiamo vaccini molto efficaci e lo dimostrano i numeri: nel mio ospedale abbiamo un decimo dei ricoverati del 2020. Questo anche negli altri ospedali del nostro Paese e l’unico fattore che è cambiato, oltre a un virus otto volte più contagioso, è la disponibilità del vaccino".

Per capire se la variante Omicron (in crescita i casi nel nostro Paese, ieri ufficialmente erano 9 quelli sequenziati – faceva sapere l’Iss –, ma sicuramente sono molti di più) sfugge ai vaccini, sono necessarie due settimane: è il tempo richiesto dai due test che permettono di avere la risposta. Su questa base, le aziende produttrici potranno decidere se aggiornare o meno i vaccini. I due test possibili, già in corso in molti laboratori del mondo, si basano sull’analisi degli anticorpi nei sieri ottenuti da soggetti vaccinati e sull’analisi del comportamento dei linfociti T, ossia delle cellule immunitarie legate alla memoria indotta. Ma questi risultati potrebbero perdere di importanza se fosse confermato lo studio pubblicato da Bassetti. Anche considerando che la donna residente in Alto Adige positiva alla variante Omicron era vaccinata, ma il suo decorso clinico è confortante. "È rientrata dal Sudafrica dove è rimasta per un mese, sta bene, lamenta un raffreddore", spiega la primaria del Servizio aziendale di Microbiologia e Virologia, Elisabetta Pagani.

Nella gara tra scienza e virus, Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), ha le idee chiare: "Sars-Cov-2 è il primo coronavirus che diventa pandemico nella storia della medicina. È un virus che corre più velocemente della scienza. È giusto che siano le esigenze di sanità pubblica, che a loro volta implicano decisioni politiche e non meramente scientifiche, a precedere la scienza. Non possiamo aspettare la scienza, corriamo troppo il rischio che si verifichi qualcosa che non vogliamo e allora è giusto utilizzare il criterio della massima precauzione".