Venerdì 14 Giugno 2024

Cos’è il neuroblastoma, una terapia genica efficace contro le forme più gravi. Quanti bambini si ammalano

Gli incoraggianti risultati della sperimentazione sviluppata dal Bambino Gesù. La nuova cura diretta contro le forme recidive e refrattarie di uno dei tumori più frequenti in età pediatrica

Dna

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Roma, 6 aprile 2023 – Importante passo in avanti nella cura del neuroblastoma, il tumore più frequente nella prima infanzia. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha messo a punto la prima terapia genica con cellule Car T in grado di trattare con successo le forme più gravi di questa patologia. 

La terapia è stata sperimentata dal 2018 al 2021 su 27 pazienti tra gli 0 e i 25 anni, con diagnosi di neuroblastoma recidivato e/o resistente ai farmaci convenzionali. Oltre il 60% ha risposto positivamente vedendo aumentare “significativamente” la propria aspettativa di vita, che in questi casi purtroppo è breve. 

I risultati dello studio, relizzato da un team di ricerca e clinica guidato dal Professor Franco Locatelli, finanziato da AIRC, Ministero della Salute, Aifa e Fondazione Italiana per la Lotta al Neuroblastoma, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista di medicina New England Journal of Medicine.

Cos’è il Neuroblastoma e quanti bambini si ammalano 

Il neuroblastoma è il tumore solido extracranico più frequente dell’età pediatrica: si origina nei neuroblasti, cellule del sistema nervoso simpatico, e può insorgere in diverse parti del corpo, l’organo più colpito è il surrene

Il neuroblastoma ha ancora oggi una prognosi peggiore rispetto ad altri tumori dei bambini.  Rappresenta circa il 7-10% dei tumori nei bambini tra 0 e 5 anni e causa l’11%  delle morti per cancro in età pediatrica. Le nuove diagnosi sono 120-130 l’anno. 

Nelle forme con metastasi o ad alto rischio di ricaduta la probabilità di guarigione definitiva è del 45-50%: in caso di ricaduta o di malattia refrattaria alle cure convenzionali (chemio e radioterapia), la possibilità di sopravvivere a 2 anni non supera il 5-10%.

I risultati della sperimentazione 

Il 63% dei 27 pazienti trattati ha risposto al trattampeto terapeutico, metà con in remissione completa di malattia. Cresce la probabilità di sopravvivenza fino a 3 anni (60% dei casi) e di sopravvivere senza evidenza di malattia (36%). Inoltre è stata documentata la longevità delle cellule CAR T: persistono nell’organismo del paziente fino a 2-3 anni dall’infusione sostenendo nel tempo l’efficacia terapeutica.

“È la prima volta a livello internazionale che uno studio sull’uso delle CAR T contro i tumori solidi raggiunge risultati così incoraggianti e su una casistica così ampia” sottolinea il prof. Franco Locatelli, coordinatore della sperimentazione. 

La terapia con cellule Car T

I pazienti coinvolti nello studio sono stati trattati con l’infusione di cellule CAR T modificate con un costrutto di terza generazione, denominato GD2-CART01, prodotto in laboratorio dai ricercatori dell’Ospedale della Santa Sede partendo dal prelievo di linfociti T autologhi (cioè provenienti dal paziente stesso). Queste cellule del sistema immunitario sono state poi modificate geneticamente per esprimere sulla propria superficie il CAR (Chimeric Antigen Receptor), una molecola sintetica in grado di riconoscere il bersaglio tumorale (nel neuroblastoma è la molecola GD2) e di indirizzare i linfociti T contro le cellule malate. Diversamente dai prodotti CAR T di seconda generazione oggi approvati per l’uso clinico nelle leucemie, linfomi e mieloma, al farmaco progettato dai ricercatori del Bambino Gesù è stato aggiunto, sulla base delle risultanze di un accurato e meticoloso lavoro sperimentale pre-clinico, un secondo dominio costimolatorio, ovvero una combinazione di molecole che accresce l’efficacia e la persistenza dei linfociti T ingegnerizzati. Come ulteriore misura di sicurezza della terapia, infine, è stato inserito il gene suicida (Caspasi 9 Inducibile o iC9) che blocca l’azione dei linfociti T modificati in caso di effetti indesiderati non controllabili con le convenzionali misure farmacologiche.