Giovedì 30 Maggio 2024

Nella centrale-trappola. Sub immersi nell’acqua nera cercano i quattro dispersi: "Disposti a tutto per trovarli"

Oltre 100 vigili del fuoco impiegati per rintracciare i tecnici travolti dal crollo del solaio dopo lo scoppio. Il livello idrico ha raggiunto il metro d’altezza al piano -8 mettendo in pericolo gli stessi soccorritori.

Nella centrale-trappola. Sub immersi nell’acqua nera cercano i quattro dispersi: "Disposti a tutto per trovarli"

Nella centrale-trappola. Sub immersi nell’acqua nera cercano i quattro dispersi: "Disposti a tutto per trovarli"

dall’inviata

Nicoletta Tempera

CAMUGNANO (Bologna)

Nell’acqua nera come la pece, i sommozzatori hanno usato le mani come occhi. E hanno cercato e cercato, per un giorno e mezzo, nella speranza, sempre più flebile con il passare delle ore, che i quattro tecnici dispersi potessero essere ancora vivi. Ma quello che resta dei piani - 8, - 9 e - 10 della centrale idroelettrica dell’Enel al lago di Suviana, sull’Appennino bolognese, è una trappola mortale. Un pericolo per gli stessi soccorritori. Oltre cento i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni, assieme ai nuclei sommozzatori di carabinieri e Guardia di finanza. In uno sforzo comune, teso a rintracciare i lavoratori travolti dal crollo del solaio, dopo l’esplosione della turbina su cui martedì stavano effettuando delle prove di collaudo. In quel buio di notte, sono rimasti sepolti Paolo Casiraghi, 59 anni, milanese, dipendente della ditta Abb; Alessandro D’Andrea, 37 anni, originario di Pontedera (Pisa), lavoratore della Voith di Cinisello Balsamo (Milano); Adriano Scandellari, 57 anni, dipendente della Enel Green Power, padovano residente a Mestre (Venezia); e Vincenzo Garzillo, napoletano di 68 anni, dipendente di Lab Engineering, a Suviana come consulente esterno.

Tra loro e i soccorritori ci sono adesso metri di acqua e detriti. Acqua che si è continuata ad alzare per ore: se martedì il piano -8, dove sono stati trovati i corpi delle tre vittime Petronel Pavel Tanase, Mario Pisani e Vincenzo Franchina, era ancora asciutto, ieri il livello dell’acqua in quei locali aveva raggiunto il metro di altezza. Da dove si stesse infiltrando, se dalle tubature stesse dell’impianto o da una falla nelle paratie, è stata la domanda a cui per tutta la giornata hanno cercato di rispondere i vigili del fuoco. Una questione centrale, per stabilire come poter procedere senza mettere a rischio la stessa vita dei soccorritori. E solo una volta scongiurato il rischio di rimanere travolti da una "valanga d’acqua", stabilizzando il rischio idraulico legato a una "condotta premente", come ha spiegato il comandante provinciale dei pompieri, Calogero Turturici, alle 20 sono riprese le ricerche. Intanto, però, ieri erano state esplorate anche possibili alternative di intervento. Il luogotenente dei carabinieri Duilio Lenzini, responsabile del Centro Subacquei di Genova, ha immerso nelle profondità del lago, fino a 25 metri, un drone Rov: "Stiamo ispezionando la struttura della centrale dall’esterno, concentrandoci su delle grate di 20 metri di larghezza per 5 di altezza", ha spiegato il militare. Gli occhi elettronici hanno analizzato per i soccorritori un’altra possibile via d’accesso al sito. Questo mentre Enel ha iniziato ad abbassare il livello del lago, provvedendo anche a prelevare, con una ditta specializzata, gli oli presenti all’interno della vasca in cui operano i vigili del fuoco. Una volta completata questa fase, con delle idrovore potrà essere prosciugata l’acqua. "Non c’è nessuno svaso massivo del lago di Suviana, sono parametri di gestione che si fanno regolarmente quando ci sono operazioni di emergenza di questo genere", ha spiegato Irene Priolo, assessore regionale alla Protezione civile. Il livello del lago è stato abbassato di circa un metro, ma se necessario si potrà arrivare fino a 5-7 metri.

Questo, per rendere meno claustrofobico lo scenario terribile in cui si trovano a lavorare i soccorritori. Che, a chi c’è stato, ricorda il ventre oscuro della Costa Concordia, affondata dodici anni fa al largo dell’isola del Giglio: "L’istinto, quando scendi laggiù, è lasciare tutto e andare via – racconta Francesco Boaria, caporeparto del nucleo dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Vicenza –. Sono posti dove non vorresti mai essere e si opera in situazioni sempre al limite. Ma l’esperienza che abbiamo ci consente di concentrarci su quello che dobbiamo fare: mantenere i nervi saldi".