Messina Denaro: cosa succede adesso? “Con lui muore la mafia per come l’abbiamo conosciuta finora”

Giacomo Di Girolamo, direttore Tp24 e autore di libri di successo sul padrino di Castelvetrano: “Ma del rapimento di Denise Pipitone sono convinto non sapesse niente”

Trapani, 25 settembre 2023 – “Con la morte di Matteo Messina Denaro muore anche la mafia. Per come l’abbiamo conosciuta finora”. A parlare è Giacomo Di Girolamo, direttore del portale di informazione Tp24 e autore di libri di successo sul padrino di Castelvetrano. Con il volume “L’invisibile” ha descritto, per la prima volta in Italia, la primula rossa della mafia, l’uomo che per trenta anni si era sottratto alle patrie galere e di cui non si sapeva praticamente nulla.

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Di Girolamo, ora che Matteo Messina Denaro è morto, quali sono i segreti che si porta nella tomba?

"Gliene posso indicare tre, come i tre segreti di Fatima…. Il primo riguarda gli omicidi che ha commesso e su cui non ha mai parlato. Il secondo attiene alla stagione delle stragi a cui ha partecipato come esecutore ma anche come ispiratore e ideatore. E infine i segreti di Totò Riina”.

A cosa allude: un baule, un dossier, un faldone?

“Questo passaggio di consegne, ognuno lo colora come crede. Un baule, un cartello, una pen-drive… io penso a un passaggio di knowhow, di conoscenze e competenze. D’altra parte, Riina diceva: se mi succede qualcosa Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro sanno tutto. Nel senso che il boss di Corleone li aveva già preparati alla successione. E questo passaggio di conoscenze comprendeva anche i segreti inconfessabili dei rapporti tra Cosa Nostra e lo Stato, il cuore nero del Paese che Messina Denaro si è portato nella tomba con lui”.

E il rapimento di Denise Pipitone, lei pensa che il padrino di Castelvetrano sapesse qualcosa?

"Penso che non ne sapesse nulla. La sparizione di Denise avviene in un momento, la fine del 2004, in cui già la mafia è in declino e Messina Denaro era in una fase in cui pensava più ad amministrare la sua latitanza che ad interessarsi d’altro. Certo 40-50 anni fa non sarebbe stato possibile un rapimento del genere a Mazara, la mafia non lo avrebbe permesso perché quella sparizione ha determinato un’occupazione militare dell’intera provincia per cercare la bambina. La scomparsa di Denise è uno dei segni della fase calante della mafia”.

All’occhio dell’esperto, i covi raccontano qualcosa del pianeta-Messina Denaro?

“Quelli scoperti sono pochi rispetto alla realtà. Penso che Matteo abbia avuto 20-25 covi, un vero ‘albergo diffuso’ nel quale organizzare la sua latitanza trentennale. Certo, negli ultimi anni, a causa della malattia è stato molto più stanziale. La cosa più inaspettata sono state le immagini, in casa sua, della iconografia mafiosa: le foto dei padrini, di Marlon Brando eccetera. Una ideologia stanca per un uomo di cultura come lui”.

Quindi anche le chiavi trovate, e che non hanno ancora una spiegazione, potrebbero far parte della rete di covi?

“Non lo escludo”.

Lascia un tesoretto, si è parlato di miliardi?

“Ogni tanto sento sparare cifre, tipo cinque miliardi. Lascia certamente un tesoro che lui ha ammesso, tra le righe, di possedere. Ma bisogna anche tener conto che la latitanza costa”.

Dovesse azzardare una cifra, a quanto ammonterebbe l’eredità di Messina Denaro?

"Negli anni Ottanta la ricchezza della mafia trapanese era così tanta che investivano anche in oro, gioielli, opere d’arte e anche un isolotto dalle parti di Malta. Poi sia lui che il padre Ciccio gestivano in proprio il traffico dei reperti archeologici con il quale si sono arricchiti davvero. Quei reperti sono nei musei di tutto il mondo. Dire una cifra è impossibile visto che ci sono tanti bene intestati a prestanome”.

 A chi finisce l’eredità?

“Tecnicamente lui non ha disponibilità, era addirittura stato cancellato dall’anagrafe. Un bell’inghippo…. La figlia l’ha appena riconosciuta e quindi è l’erede universale”.

E, invece, l’eredità criminale?

“Con l’arresto di Messina Denaro, e ora ancora di più con la sua morte, finisce la storia della mafia. E dobbiamo fare pace con questa cosa. Invece c’è ancora tanta voglia di mafia e di antimafia”.

Ne è davvero convinto?

“E’ quello che vedo in giro, esistono ancora quattro mafiosi ma è ben poca cosa, hanno tutti una piccola caratura criminale. Magari c’è qualche consigliere comunale che li cerca per i propri miserabili tornaconti, ma si tratta di delinquenza di basso rango”.

Quindi dobbiamo cambiare la narrazione, niente più cupole e padrini. “Oggi c’è una ‘Mafia Grigia’, un ibrido dove ci sono nuove forme di organizzazioni criminali che lavorano a rete, senza gerarchia, specializzate in filiere. Una mafia senza violenza: non c’è più un morto di mafia anche a pagarlo a peso d’oro. Oggi la mafia si muove nella terra di mezzo, tra legalità e illegalità”.