Venerdì 21 Giugno 2024
ELENA G. POLIDORI
Cronaca

Meloni e la festa dell’8 marzo "Presto una donna al Quirinale"

La premier fa la stessa citazione della Schlein: essere sottovalutate è un vantaggio, non ti vedono arrivare "Tempi maturi anche per un’amministratrice delegata in una grande partecipata pubblica"

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di Elena G. Polidori

"Non manca molto", secondo Giorgia Meloni, a quel tempo che vedrà, finalmente, in questo Paese, un Presidente della Repubblica donna e anche un "Ceo donna di una grande partecipata pubblica". Ma in fondo, sostiene la premier, essere donne non è sempre uno svantaggio, anzi. "Qualsiasi cosa ho fatto nella mia vita – ecco il suo passaggio più importante – i più hanno scommesso sul mio fallimento. C’entra il fatto che sono una donna? Per me probabilmente sì. Lo racconto per dire che c’è una buona notizia. Alle donne di questa nazione voglio dire che il fatto di essere sottovalutate è un grande vantaggio, perché spesso non ti vedono arrivare", citazione forse in onore di un’altra prima donna, la segretaria del Pd Elly Schlein, che proprio subito dopo la sua elezion aveva utilizzato praticamente la stessa espressione: "Ancora una volta non ci hanno visto arrivare". Meloni, in realtà, non deve rispondere di plagio a Schlein, perché la citazione è tratta dal titolo di un libro caposaldo del femminisimo: "They didn’t see us coming", di Lisa Levenstein.

Ecco, dunque, la prima donna presidente del Consiglio in Italia che ha parlato alla vigilia dell’8 marzo "che deve essere una giornata di orgoglio e consapevolezza di quello che noi possiamo fare, piaccia o no agli altri". E si scopre leader anche nel motivare le donne, le sprona a non fermarsi un passo indietro, a non sottostimarsi e promette un impegno quotidiano alle donne "costrette ad affrontare difficoltà molto grandi per vedere affermato il proprio talento e riconosciuti i loro sacrifici, un impegno a trovare soluzioni perché possano affermarsi pienamente, senza per questo fare rinunce di ogni genere".

La cornice che ha accompagnato questo discorso tutto puntato alla celebrazione dell’8 marzo è stato, per la premier, quello della Sala delle Donne di Montecitorio, inaugurata nel 2016 al primo piano del palazzo che ospita al Camera dei deputati. E dove sono in mostra una lunga serie di fotografie che ritraggono le prime donne entrate a far parte delle istituzioni italiane.

Davanti alla Sala della Regina, tra le altre, le immagini delle 21 deputate dell’Assemblea costituente, delle prime 11 sindache elette nel 1946, della prima ministra Tina Anselmi, della prima presidente della Camera Nilde Iotti, della prima presidente di Regione Anna Nenna D’Amico e, apposte più recentemente, di Elisabetta Casellati, prima presidente del Senato, e di Marta Cartabia, prima presidente della Corte Costituzionale. E c’è anche la foto sua, quella della prima premier donna, ma manca ancora all’appello quella di Margherita Cassano, da pochi giorni prima donna alla guida della Corte di Cassazione.

"Non ci saranno più ruoli preclusi alle donne – ha sostenuto Meloni – oggi rimuoviamo uno specchio e lo sostituiamo con una foto. Ma c’è un altro specchio che possiamo rimuovere, quel momento non è lontano come può sembrare". L’altro specchio rimasto "è quello dove ognuna si può rispecchiare immaginando di diventare la prima presidente della Repubblica" "L’8 marzo – ha concluso la premier – non deve essere una giornata di rivendicazioni di ciò che gli altri devono concedere alle donne, ma deve essere una giornata di orgoglio e consapevolezza di quello che noi possiamo fare, piaccia o no agli altri. Ed è esattamente il messaggio con cui mi sento di spronare tante donne che magari pensano di non poter andare oltre un determinato obiettivo".