Lunedì 24 Giugno 2024
PIERFRANCESCO DE ROBERTIS
Cronaca

Meloni e i suoi fratelli La generazione afascista

L’analisi di Vassallo e Vignati, alla ricerca del Dna della nuova destra

di Pierfrancesco De Robertis

Quanto fascismo c’è, se c’è, oggi in Fratelli d’Italia? Quanta ragione ha Giorgia Meloni nel rivendicare "la coerenza" nell’azione politica del suo partito? Quale è il legame, se ancora c’è, tra il gruppo di dirigenti che oggi guida FdI e di conseguenza la "Nazione" con il nucleo degli storici ex missini e dei fondatori di Alleanza nazionale (Fini in testa)? Che cosa è successo alla destra italiana tanto da arrivare in pochi anni dal tre e rotti per cento delle Europee del 2014 al 30 di adesso? E nei rapporti con l’Unione europea, qual è la posizione "autentica" del partito di Meloni, o meglio, quale è la vera Meloni, la sovranista ante-2022 o la leader di un grande paese fondatore dell’Europa di oggi?

Tutti argomenti complessi e domande che la caotica cronaca politica fa rimanere inevase ma che per gli appassionati di attualità o i semplici curiosi restano fondamentali, cui fornisce adeguata risposta il libro da poco in uscita Fratelli di Giorgia. Il partito della destra nazional-conservatrice, scritto per il Mulino da Salvatore Vassallo e Rinaldo Vignati. Un libro, diciamo subito, bellissimo, imperdibile per chi voglia entrare in possesso di una chiave interpretativa dell’ultimo fenomeno della politica italiana, e non solo italiana. Il libro è un’approfondita, ben fruibile e onesta ricostruzione del percorso che ha condotto Meloni e la sua destra da Colle Oppio a Palazzo Chigi. Approfondita perché condotta con il rigore dello studioso e non con la foga del tifoso; fruibile perché resa con un linguaggio e un piglio volutamente divulgativo, adatta sia all’addetto ai lavori sia al grande pubblico; onesta perché riesce a cogliere il percorso di crescita della destra meloniana verso un confronto politico meno settario, i passi in avanti nell’annosa questione fascismo sì-fascismo no in cui tanta sinistra, specularmente, è invece ancora impantanata.

Il fascismo, o il preteso tasso di fascismo, è uno degli assi portanti del libro. Molti, specie a sinistra, rimarranno delusi, ma in sostanza da questa accusa Meloni e gli altri Gabbiani vengono assolti. Di fascismo, in Fratelli d’Italia non c’è rimasto sostanzialmente niente. Gli autori riconoscono come "la generazione di Giorgia Meloni è definibile piuttosto come formata da democratici afascisti, in cui il processo di integrazione democratico è proseguito e il fascismo ha smesso completamente di esercitare una funzione di ispirazione, ormai relegato a un momento storico irripetibile", arrivando a parlare della stessa generazione come formata da anti-antifascisti, persone cioè che respingono la pretesa di alcune componenti dell’antifascismo di esprimere la tavola dei valori della democrazia italiana".

Molto interessante è la parte in cui si ricostruisce l’universo valoriale della attuale destra italiana (perché, come spiegano VassalloVignati di destre ne esistono molte e variegate, forse che più delle "sinistre"), riconducibile a un sentimento nazionalistico-conservatore, con solide radici nella tradizione cristiana (intesa in senso "laico" e non confessionale) e nel fermo riferimento alla "patria" italiana, anche qui come richiamo al senso di comunità, la comunità dell’origine, e all’appartenenza. Da contrapporre a tutto quello che è un mondialismo anonimo e spersonalizzato. Dalle multinazionali commerciali agli organismi sovranazionali. Ultimo passaggio fondamentale nel libro è la ricostruzione del percorso di crescita e di cambiamento (molto poco melonianamente "coerente") dal sovranismo (nelle varianti orbaniana e trumpiana) di due-tre anni fa fino alle recenti posizioni sull’Unione europea. Un cammino che Meloni ha compiuto in omaggio al realismo della politica, alle situazioni internazionali che si sono verificate (vedi guerra in Ucraina) e che potrebbe non essere concluso.