Mercoledì 19 Giugno 2024
COLOGNO MONZESE (MILANO)
Cronaca

Massacrato dalla setta Il padre-detective: "Fabio aveva 16 anni, non li perdonerò mai"

Michele Tollis: "Mi disse che sarebbe uscito con gli amici per una pizza. Ho consegnato alla legge chi l’ha ucciso, ma c’erano anche altre persone. Tempo fa uno di loro voleva incontrare me e la mia famiglia, ho detto no"

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di Gabriele Moroni

COLOGNO MONZESE (Milano)

"Odio no. L’odio e il rancore non portano da nessuna parte. Ma il perdono, il mio perdono e quello della mia famiglia non l’avranno mai. Perché hanno ucciso mio figlio e per il modo in cui lo hanno ucciso". Michele Tollis venticinque anni dopo la sera del 17 gennaio del 1998. Con ancora il ricordo di quella voce, al telefono: "Pa’, vado a mangiare la pizza con gli amici". Le ultime parole di Fabio a suo padre: sedici anni, studente di Cologno Monzese, grande passione per la musica metal e musicista a sua volta. Morirà poche ore dopo, nella brughiera tra Somma Lombardo e Arsago Seprio, massacrato a mazzate e coltellate insieme con Chiara Marino, diciannove anni, impiegata di Corsico. Uccisi da amici che si sono trasformati nei loro assassini dopo avere costituito una pseudo setta e essersi dati un nome: le Bestie di Satana. Quella notte è il sanguinoso debutto. Papà Michele li inseguirà per sei anni, si trasformerà in investigatore, lancerà appelli e denunce inascoltati, fino a quando non vedrà in carcere gli assassini.

Signor Tollis, ha avuto giustizia piena?

"Credo che, oltre a quelli arrestati, ce ne fossero altri. I responsabili materiali sono stati individuati. Sono sicuro che ci fossero altri che sapevano, che erano al corrente che si stava preparando qualcosa di grave. Adesso saranno spariti oppure si saranno trasferiti in altri lidi".

L’hanno chiamata "padre detective", "padre coraggio".

"Non mi considero né l’uno né l’altro. Mio figlio era scomparso. L’ho cercato fino a ritrovarlo. Morto. Qualunque genitore lo avrebbe fatto".

I suoi allarmi, le sue segnalazioni a lungo non vennero raccolti.

"Questo è risaputo. Nonostante il mio peregrinare da un ufficio all’altro. Un paio di volte hanno anche cercato di mettermi alla porta. C’era un processo d’appello e il magistrato è venuto da me. “Sai – mi ha detto – avevi ragione“".

E come vive oggi?

"Non posso considerarmi felice e neppure molto soddisfatto. Sono sereno, tranquillo. Bado alla famiglia. Ho un nipote, figlio di mio figlio. Ha sedici anni, l’età di Fabio quando è stato ucciso. A un certo punto ha iniziato a farmi domande. Chi era lo zio Fabio? Perché non è qui? Ho incominciato a dirglielo quando andavo a prenderlo a scuola. Il papà e la mamma hanno fatto lo stesso. Oggi sa tutto".

Cosa prova al pensiero che alcuni degli assassini sono liberi?

"È stata applicata la giustizia, anche se qualcuno la può considerare un po’ morbida, un po’ permissiva. Io, da italiano orgoglioso di esserlo, lo accetto. Non posso criticare la legge. Ho consegnato alla legge chi ha ucciso Fabio e la legge ha fatto il suo corso".

Ha incontrato qualcuno di loro?

"Ho incontrato Andrea Volpe nel 2006, in carcere a Ivrea. L’occasione è stata un docu film, ma ho voluto vederlo perché mi interessava sapere se davvero esisteva quel ‘livello superiore’ di cui si era parlato. Non è venuto fuori niente. È stato pesante da parte mia e credo anche da parte di Volpe. Lui aveva il viso del pentimento, ma nei suoi occhi non l’ho visto".

E gli altri delle Bestie?

"Lo racconto per la prima volta. Un paio di mesi fa mi è arrivata una telefonata da un numero che non conoscevo. Era Mario Maccione. Ha accennato all’eventualità di un incontro, con me e con tutta la famiglia. Ho risposto che apprezzavo il pensiero, avevo bisogno di riflettere, gli avrei fatto sapere. L’ho richiamato: “Tu sei quello che sei e sarai per sempre quello che sei. Per il bene mio, tuo e di tutti è meglio che le nostre strade non si incrocino mai“. Ho rifiutato di incontrarlo. Né lui né nessuno degli altri avrà mai il perdono, mio, di mia moglie, dei miei figli. Per quello che hanno fatto, per come lo hanno fatto. Fossero anche diventati santi nel frattempo. Non li perdonerò mai. Voglio morire con questa certezza".