Maria Chindamo, un murale a Pizzo Calabro. “Dal femminicidio di mafia a una battaglia di libertà”

Il fratello dell’imprenditrice uccisa e data in pasto ai maiali: “Quell’opera appena inaugurata ha unito tante realtà diverse che non hanno avuto timore di esporsi. E questa è una spia di cambiamento”

Il murale per Maria Chindamo a Pizzo Calabro (Vibo Valentia)
Il murale per Maria Chindamo a Pizzo Calabro (Vibo Valentia)

Pizzo Calabro (Vibo Valentia), 30 novembre 2023 – Maria Chindamo – l’imprenditrice uccisa e data in pasto ai maiali – “femminicidio di mafia”, ricorda il fratello Vincenzo, “è diventata un simbolo di libertà”.

"A Maria e a tutte le fimmani ribelli”, c’è scritto sul murale appena inaugurato a Pizzo Calabro (Vibo Valentia), eccola vestita di bianco, il sorriso incantevole che ha in tutte le foto, i lunghi capelli neri scompigliati dalla brezza di mare. Felice. 

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“Femminicidio di stampo mafioso”, ricorda il fratello Vincenzo che aveva già in testa questa sintesi anche quando le indagini non avevano ancora documentato l’orrore. 

Era presente all’inaugurazione del murale con la figlia più piccola di Maria, ai nipoti lui ha fatto da padre, da famiglia.

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"E’ stato un bel momento”, ripercorre quella giornata, pensando a tutti gli attori coinvolti, dall’amministrazione comunale a Libera, agli studenti del liceo che materialmente hanno realizzato il murale, all’associazione di donne ‘Attivamente coinvolte’ che ha ospitato l’opera sulle sue pareti.

“A Maria Chindamo e a tutte le donne vittime della sottocultura patriarcale”, è la didascalia del volantino che presenta l’opera.

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“Uno degli studenti che hanno realizzato il murale è di Limbadi – confida Vincenzo -.  Ha raccontato a suo padre di aver partecipato al progetto. Lui gli ha risposto: sono orgoglioso di te. Un tempo ci sarebbe stata resistenza ad esporsi, oggi no. Questa è una spia di cambiamento”.

Quel murale – è la convinzione del fratello di Maria Chindamo – non è solo un gesto di solidarietà verso mia sorella Maria ma è proprio un segnale di questo, di una metamorfosi che sta avvenendo nella società”.

E cosa resta da capire di questo atroce delitto?  “Il 12 dicembre – anticipa Vincenzo Chindamo – ci sarà l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio di uno degli imputati. Noi chiediamo verità e giustizia ma siamo anche impegnati a costruire una realtà diversa. Chi ha lavorato a quel murale ne è la prova”.