Marco

Buticchi

Ogni principe sa ballare, cavalcare, indossare abiti sontuosi, calzare scarpette di cristallo in piedini profumati. Ma la regal figura e il lavoro poco vanno d’accordo. Soprattutto quando si tratta di occupazioni che fanno tracimare vil sudore e induriscono i calli delle mani: il lavoro nobilita, ma un regale è già al massimo della scala del blasone. Apprendiamo che il principe Harry – e mai mi stancherò di dichiarare la mia personale simpatia per lui da queste pagine – nella sua eterna ricerca di liberarsi dall’emicrania provocata dal peso della corona, lavorerà come un ordinario travet, seppure nella Silicon Valley. Chissà se si mischierà ai pendolari, assaporerà le sfuriate del capufficio e lo spettro di una crisi che pare non finire. Comunque onore al merito, ex-altezza reale – chiedo scusa ma nei continui capovolgimenti di gossip ho perso il filo dinastico – chissà se spellarsi le dita su una tastiera farà capire a tutti i privilegiati le loro fortune e a tutti i comuni l’affinità con i potenti. Vero è anche che Harry, ufficiale dei reali elicotteristi, dovrebbe aver già conosciuto situazioni estreme come uno scenario di guerra. C’è solo quel termine ‘reale’ che annacqua forse il livello di rischio. Ciò detto, chi vuole approfittare dell’ultima ordinaria fiabesca scintilla, si metta in coda: dopo Mafalda e Genoveffa, la prova della scarpetta tocca a noi. E guai, al cospetto del reale calzascarpe, ‘profumare’ di vil lavoro!