Giovedì 13 Giugno 2024
BRUNO
Cronaca

Ma la pace si conquista solo sul campo

Bruno

Vespa

Secondo i sondaggi, oltre la metà dell’opinione pubblica italiana è contraria all’invio di armi in Ucraina. Probabilmente è colpa di noi giornalisti non aver spiegato fino in fondo la necessità di aiutare gli ucraini a difendersi.

L’Ucraina è uno Stato sovrano nel cuore dell’Europa a due ore e mezzo di volo dall’Italia che subisce da un anno la brutale invasione dei russi. Centinaia di migliaia di vittime tra morti e feriti, distruzione e saccheggi, brutalità inimmaginabili ai danni dei civili, centinaia di bambini morti e migliaia trasferiti a forza in Russia o in zone controllate dalla Russia.

Dice: è colpa della guerra se è aumentata la benzina. Vero, ma l’unica possibilità di far cessare di colpo la guerra è consegnare l’Ucraina a Putin con le conseguenze che possiamo immaginare. Dice: e a me che importa? E invece importa moltissimo perché lo sconvolgimento degli equilibri mondiali porterebbe conseguenze più pesanti delle attuali perché la cancellazione di una nazione indipendente nel XXI secolo non sarebbe ammissibile nel mondo e figuriamoci in Europa. I paesi che dovrebbero avere più paura dell’escalation, quelli confinanti con la Russia (Polonia, Finlandia, paesi baltici) sono i più scatenati nel chiedere i rinforzi all’Ucraina perché sanno cosa significhi stare sotto l’influenza russa. Dice: allora le armi le mandino gli altri. Premesso che ne mandiamo meno degli altri (non abbiamo un solo carro armato moderno, contro i 375 della Spagna), sfugge che se l’Italia deve restare nel salotto buono delle grandi nazioni deve pagare la quota sociale. Un’Italietta isolata e inaffidabile ci costerebbe infinitamente di più di una bolletta elettrica salata. Purtroppo la storia è implacabile. La pace o la tregua si conquistano sul campo. Fino a quando Zelensky non sarà riuscito a stringere Putin in un angolo, una trattativa sarà impossibile. Questa è la dura realtà, piaccia o non piaccia.