Sabato 15 Giugno 2024
NINO FEMIANI
Cronaca

L’ultimo boss della Magliana. Er Bufalo, dai delitti ai rapimenti. A 70 anni era il re dello spaccio

Arrestato Marcello Colafigli: dalla semilibertà gestiva l’importazione di droga da Spagna e Colombia. Famoso per la forza erculea, prese 19 anni per il coinvolgimento nell’omicidio di “Renatino“ De Pedis .

L’ultimo boss della Magliana. Er Bufalo, dai delitti ai rapimenti. A 70 anni era il re dello spaccio

L’ultimo boss della Magliana. Er Bufalo, dai delitti ai rapimenti. A 70 anni era il re dello spaccio

Era l’ultima scheggia della ‘banda della Magliana’, la gang che aveva soggiogato Roma tra la fine degli anni Settanta e fino agli inizi dei Novanta. Di lui, Marcello Colafigli, detto Marcellone, 70 anni, si erano perse le tracce. In tanti avevano pensato che, come altri della banda, si godesse la pensione tra rottamazione, mitologia e interviste un po’ inventate. Marcellone, invece, reso celebre dal libro e dal film “Romanzo criminale“ con il soprannome di ‘Bufalo’, per la forza erculea che lo aveva aiutato a trafugare da solo la bara del ‘Libanese’ (lo storico capo della banda, Franco Giuseppucci, detto in realtà "er Negro"), aveva continuato a muoversi per l’Urbe a fari spenti, mettendo su un import di droga dalla Spagna e dalla Colombia e facendo affari con ‘ndrangheta, camorra, mafia foggiana e anche con gli albanesi.

Un’attività lucrosa, nonostante fosse in regime di semilibertà dal 30 ottobre 2019, stoppata da un’ordinanza del gip del Tribunale di Roma contenente 28 misure cautelari. Marcellone è stato nuovamente arrestato. Le 28 persone (11 in carcere, 16 ai domiciliari e una con l’obbligo di firma) sono indagate, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, tentata rapina in concorso, tentata estorsione in concorso, ricettazione e possesso illegale di armi, procurata inosservanza di pena e favoreggiamento personale. È evidente che, senza la presenza di Colafigli, questa sarebbe stata la "solita" retata contro i narcos della Capitale.

Marcellone, invece, consegna all’inchiesta della procura di Roma un sapore retrò, un salto indietro di oltre trenta anni quando con ‘er Negro’, ‘Renatino’ De Pedis e Maurizio ‘Crispino’ Abbatino erano i padroni della Capitale, un clan feroce con connotazioni mafiose, capace di dialogare con partiti politici e servizi segreti. Un’egemonia criminale che si infranse quando Renatino, che i suoi gregari chiamavano ‘il Presidente’, decise di abbandonare il registro criminale per intonare quello più soft, legato al riciclaggio (acquisto di imprese, supermercati, immobili e opere d’arte) con l’aiuto di finanzieri e faccendieri. Un passaggio alla mafia imprenditrice che non piacque a tutti.

Ne nacque una faida risolta da Colafigli che il 2 febbraio 1990 ingaggiò un gruppetto di sicari ‘maglianesi’. Con l’aiuto di Angelo Angelotti, noto come ‘Giuda’, attirò il Presidente in un’imboscata a Campo dei Fiori, all’uscita dalla bottega di un antiquario e lo crivellò di colpi. Si è sempre descritto quell’omicidio come un regolamento di conti all’interno della malavita romana, ma resta il sospetto che i servizi segreti possano aver avuto un ruolo nell’eliminare Renatino, troppo potente e custode di troppi segreti. Colafigli venne condannato all’ergastolo, in secondo grado a 30 anni, poi ridotti a 19 dalla Cassazione. Uscito dal carcere ha ripreso il lavoro di broker di droga, almeno 30 chili di cocaina al mese, mentre avrebbe dovuto zappare in una cooperativa agricola, come previsto dal regime di semilibertà.

La fama di Marcellone resta legata al film “Romanzo criminale“, diretto da Michele Placido con Colafigli-Bufalo interpretato da Francesco Venditti. Nella serie, diretta da Stefano Sollima, i suoi panni furono vestiti da Andrea Sartoretti. Un’immagine di uomo spietato, ma anche colto grazie al diploma di geometra, "Tu sei una bomba atomica, sei una figura troppo importante", l’incensava il suo guardiaspalle in un’intercettazione. Colafigli, invece, si schermiva: "Sei tu che mi vedi così, di amici ce ne ho uno o due..."