L’omicidio di Giulia. I genitori dell’assassino annullano la visita in cella: "Non siamo ancora pronti"

I coniugi Turetta hanno bisogno di supporto psicologico prima di incontrare il figlio reo confesso. La rabbia di Cecchettin: "Non fate passare Filippo per pazzo, ha ucciso scientemente mia figlia".

L’omicidio di Giulia. I genitori dell’assassino annullano la visita in cella: "Non siamo ancora pronti"

L’omicidio di Giulia. I genitori dell’assassino annullano la visita in cella: "Non siamo ancora pronti"

Il giorno tanto atteso da Filippo Turetta fin dal suo ritorno in Italia non è stato come il 22enne di Torreglia si aspettava: papà Nicola e mamma Elisabetta Martini non si sono presentati al carcere di Montorio per la visita che l’avvocato di fiducia, Giovanni Caruso, aveva ottenuto con un permesso speciale – ieri non era la giornata per i detenuti nell’infermeria – firmato dal sostituto procuratore di Venezia, Andrea Petroni, che dirige le indagini dei carabinieri sull’omicidio di Giulia Cecchettin di cui a questo punto l’ex fidanzato è reo confesso anche per la nostra giustizia. I genitori non se la sono sentita di recarsi alla casa circondariale di via San Michele e così il professor Caruso ha dovuto comunicare alla direttrice, Francesca Gioieni, che la visita almeno per il momento era saltata. Elisabetta e Nicola hanno prima bisogno di un "percorso psicologico" per affrontare, e abbracciare, il figlio che si è macchiato di un reato che mai avrebbero pensato potesse compiere. Un "percorso" necessario, hanno detto, anche per Filippo: le condizioni mentali dello studente universitario di Torreglia al momento di compiere l’efferato delitto sono il punto dirimente fra l’ergastolo e una pena più lieve o addirittura la detenzione in una struttura protetta.

Al posto di padre e madre è stato lo stesso legale a incontrare Turetta con il quale sta valutando la strategia da seguire. La prima riguarda se rispondere a meno al pm Petroni quando sarà fissato l’interrogatorio nel quale il magistrato vorrà sapere tutto di quei giorni tragici e frenetici e nel quale sarà probabilmente messa sul tavolo l’aggravante della premeditazione: il nastro adesivo comprato per Internet, i due coltelli, il sopralluogo nella zona industriale di Fossò dove probabilmente si è concluso l’agguato mortale a Giulia sono aspetti che, con altri, a parere della procura di Venezia indicano che Filippo ha preparato l’omicidio e non è stato un reato d’impeto. E qui avrà importanza ciò che il professor Caruso intende fare con le condizioni psichiche: non esistono diagnosi pregresse di problemi mentali per Turetta, non ci sono episodi nel tempo che lo indicano malato, se non quella gelosia possessiva che ha mostrato dal momento in cui, a fine agosto, era terminata la relazione con Giulia, e anche i colloqui con gli esperti del carcere non hanno portato a conclusioni definitive. In questo contesto la difesa non ha alcun interesse a chiedere subito una perizia psichiatrica, che sarebbe difficilmente concessa. Magari il prof Caruso incaricherà un proprio pool di esperti per scavare nella vita del giovane e raccogliere elementi tali che gli possano garantire una consulenza psichiatrica di parte da potere usare più avanti nel processo. Una strategia che il padre di Giulia condanna fermamente: "Vogliono fare passare per pazzo quel ragazzo, ma lui ha ucciso scientemente mia figlia, ci opporremo in tutti i modi possibili all’infermità mentale". Gino Cecchettin vive giorni molto duri: domani la sua Giulia sarà sottoposta all’autopsia all’Istituto di anatomia patologica dell’università di Padova. Scontato che il magistrato darà subito dopo il nulla osta per la sepoltura, deve pensare a quando celebrare i funerali della figlia. A tal proposito si è svolta una riunione del Comitato per la sicurezza di Padova dove, nella basilica di Santa Giustina in Prato della Valle, le esequie saranno celebrate dal vescovo Claudio Cipolla. La chiesa è la nona più grande al mondo e può ospitare 4mila persone; in più ci sarà chi seguirà nell’enorme piazza su un maxi schermo il tragico evento. Non è esclusa la partecipazione non solo di una enorme folla, ma anche di autorità nazionali e quindi dovrà essere studiato tutto alla perfezione. Esclusi sabato 2 dicembre, troppo vicino, e domenica 3, perché in quelle d’Avvento non vengono celebrati funerali, si pensa quindi a lunedì 4 o a martedì 5 dicembre.

Ieri è intervenuto sulla vicenda anche il cappellano di Montorio, frate Paolo Crivelli, che segue da vicino lo stato di Filippo e con il ragazzo ha regolari incontri in carcere. Da lui un appello: "Facciamo scendere il silenzio su questa vicenda. Bisogna rispettare il dolore delle persone che sono coinvolte in questa tragedia, lasciare che la giustizia possa fare con serenità il suo corso".