Giovedì 23 Maggio 2024
ANNAMARIA LAZZARI
Cronaca

ll direttore della Caritas "La città attrae soldi e turisti Ma tanti restano ai margini"

La denuncia di Gualzetti: bisogna investire per dare una sistemazione dignitosa ai lavoratori "Quanto è successo nasconde il dramma della solitudine: non riusciamo ad aiutare tutti".

ll direttore della Caritas  "La città attrae soldi e turisti  Ma tanti restano ai margini"

ll direttore della Caritas "La città attrae soldi e turisti Ma tanti restano ai margini"

di Annamaria Lazzari

"Bisogna aumentare lo sforzo per stare vicino a tutte le madri e a tutte quelle persone che non hanno gli strumenti e in alcuni casi neppure i diritti, in quanto irregolari, per accedere a servizi che si danno per scontati. Milano fa già molto ma dovrebbe cercare di fare di più" l’appello di Luciano Gualzetti, direttore della Caritas ambrosiana. Non è solo la neonata trovata morta venerdì sera, sul ripiano di un cassonetto della Caritas nel quartiere di Città Studi, a essere materia di dolore secondo Gualzetti. "È vero che non sappiamo ancora come sia andata. Se la piccola sia morta durante il parto o – e sarebbe un dramma ancora più grave - abbia perso la vita dopo esser stata abbandonata. Il fatto però che il cordone ombelicale sia tagliato senza alcuna accortezza medica suggerisce che il parto sia avvenuto a casa o comunque fuori da un ospedale. In questa vicenda c’è anche il dramma della solitudine della madre".

Nelle scorse settimane sempre a Milano c’è stato anche il caso del piccolo Enea, lasciato a Pasqua nella Culla per la Vita del Policlinico, e poi della neonata partorita in un capannone e consegnata dalla madre all’ospedale Buzzi. C’è un tema di maternità difficile che nessuno affronta?

"Nei nostri centri d’ascolto – 130 a Milano – ogni giorno incontriamo madri alle prese con maternità indesiderate o difficili. Parliamo di donne ai margini, non solo dei servizi ma anche di una possibilità di vita dignitosa, che hanno difficoltà ad affrontare passaggi di vita che in altre condizioni sarebbero più affrontabili. Noi cerchiamo di aiutarle con contributi e in alcuni casi una soluzione abitativa. Affianchiamo i Centri di aiuto alla vita e i servizi del Comune. Le risposte sono tante ma evidentemente non si riesce a intercettare tutti".

Negli ultimi mesi è finita sul banco degli imputati una città esclusiva, che spinge sempre più persone ai margini. Che ne pensa?

"A Milano, come in ogni grande metropoli, c’è una contraddizione fra la capacità di attrarre turisti e capitali, organizzare grande eventi, e la situazione di abitanti che lavorano nei servizi e non riescono a trovare una sistemazione dignitosa. Riconosco che il Comune di Milano ha fatto molto per migliorare la situazione dei quartieri, rendendoli più abitabili o rinnovandoli, ma serve una regia con una capacità di sguardo lungimirante che tenga conto anche delle condizioni di vita dei più fragili".

In concreto la politica cosa dovrebbe fare?

"Se parliamo di ristrutturazione delle case popolari o la costruzione di nuove c’è bisogno di una programmazione di lungo periodo. Per il lavoro non possiamo pensare che l’eccellenza milanese e le varie "Week" possano stare in piedi sul mondo dei servizi sottopagati. Dello sviluppo possono beneficiare tutti se ci sono contratti regolari e salari adeguati, con aziende che valorizzano il personale invece che esternalizzare con cooperative che giocano al ribasso".

Giusto dare un miniassegno agli occupabili invece del reddito di cittadinanza?

"Che il reddito di cittadinanza avesse dei limiti siamo tutti d’accordo: noi lo abbiamo detto sin dall’inizio anche perché il 40% dei nostri utenti non riusciva ad averne accesso. È evidente pure che l’occupazione è l’esito più dignitoso per l’uscita della povertà. Però sappiamo anche che molte persone che incontriamo sono talmente fragili che un lavoro non lo potranno mantenere. Occupabili solo sulla carta. Per questo penso che debba essere prevista una misura universale per arrivare alla fine del mese. Bisogna aiutare le persone a rialzarsi. Senza un sostegno, cadranno in una povertà estrema che spesso non è più recuperabile".