L’insostenibile leggerezza dei candidati

David

Allegranti

Houston, c’è un problema grosso come una casa nella selezione della classe dirigente dei partiti. Il caso più divertente, si fa per dire, di questa campagna elettorale balneare è la composizione delle liste elettorali. La settimana scorsa è toccato al Pd, questa settimana al Terzo Polo (Italia Viva e Azione), che ha messo in campo, soprattutto nel Mezzogiorno, una serie di candidature improbabili. Prendiamo Stefania Modestino, candidata in Campania. È stata indicata da Azione ma, sorpresa, le sue posizioni politiche non c’entrano nulla con Carlo Calenda. Filoputiniana, ha scritto su Facebook che "la storia darà ragione a Putin" e che gli Stati Uniti sono semplicemente interessati a una terza guerra mondiale. Calenda è poi intervenuto su Twitter e ha spiegato che "la signora in questione è stata segnalata dal territorio. Errore nostro non aver verificato i post su politica estera".

Magari pensarci prima sarebbe stato utile, o no? Comunque, adesso la candidata Modestino spiega di essere sotto attacco: c’è chi vuole tapparle la bocca e lei si candida in nome del pluralismo (boh). In Puglia è candidato Massimo Cassano, sostenitore di Michele Emiliano (proprio quell’Emiliano che Calenda vorrebbe azzerare politicamente). Per non parlare di Massimiliano Stellato, candidato sempre in Puglia, che sull’ex Ilva dice cose diametralmente opposte a quelle del Terzo Polo, a partire da Calenda, che dell’ex Ilva ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia. Ma è possibile che gli aspiranti parlamentari non siano sottoposto al vaglio da parte dei partiti che li candidano? E perché le persone pensano che scrivere sui social sia privo di conseguenze? Chi si rivolge al pubblico dovrebbe tenere presente che le sue parole sono, appunto, pubbliche e vengono ascoltate, lette, discusse, da tutti. Tutti, evidentemente, meno che dai partiti che li mettono in lista.