Giovedì 11 Aprile 2024

L’insegnante in carcere. Ilaria Salis: grazie Mattarella: "Contenta della telefonata"

Il Quirinale aveva chiamato il padre dopo il no dei giudici magiari ai domiciliari "Impressionata per il suo interessamento in prima persona alla mia vicenda".

L’insegnante in carcere. Ilaria Salis: grazie Mattarella: "Contenta della telefonata"

Un’immagine dell’ingresso di Ilaria Salis, in manette e catene, nel tribunale di Budapest

"Sono molto contenta, ringrazio davvero il presidente della Repubblica per il suo coinvolgimento". Ilaria Salis ha saputo della telefonata del Quirinale al padre Roberto e ha voluto ringraziare Mattarella per la sua vicinanza: "Mi ha molto impressionato che abbia telefonato lui in prima persona e che lo abbia fatto con questa rapidità", ha fatto sapere la prof di Monza detenuta a Budapest da più di 13 mesi con l’accusa di aver partecipato a due aggressioni nei confronti di militanti di estrema destra.

Il padre Roberto ha spiegato che "Ilaria sta bene e si sta riprendendo". Nell’udienza di giovedì scorso il giudice Josef Sós ha negato la richiesta di passare ai domiciliari perché ci sarebbe il pericolo di fuga. Gli avvocati hanno presentato appello, il verdetto è atteso entro aprile: "A giudicarlo sarà una corte diversa rispetto a quella che ha deciso la settimana scorsa. Sós ha un evidente pregiudizio nei confronti di mia figlia. In Italia sarebbe già stato ricusato". Il no ai domiciliari "è stata una brutta botta per lei perché ci contava molto ma ha un piglio abbastanza forte e non ho dubbi che sopporterà bene questa prova di resistenza", ha concluso Salis senior.

Mattarella ha telefonato al padre di Ilaria 24 ore dopo la Pec di Salis il 30 marzo, dopo che il 17 gennaio scorso un primo contatto con il Colle si era risolto tramite colloquio con un funzionario. Mattarella ha detto che la disparità di trattamento tra la docente e Gabriele Marchesi, che era ai domiciliari a Milano accusato dello stesso reato ed è tornato libero, "colpisce la nostra pubblica opinione". Aggiungendo: "La differenza tra il nostro sistema, ispirato ai valori europei, e il loro sistema" ha determinato la situazione. "Il presidente ha ribadito la sua vicinanza personale a me e alla famiglia e mi ha garantito il suo personale interessamento al caso. Lo ringrazio per la solerzia con cui mi ha risposto e soprattutto per la sensibilità e la vicinanza al dramma che sto vivendo con la mia famiglia", ha concluso Roberto Salis.

I quattro imputati per le aggressioni di Budapest hanno quattro destini giudiziari diversi. Mentre Salis è in cella a Budapest, Marchesi è libero ma non può espatriare perché in altri Paesi si potrebbe eseguire il mandato di arresti europeo spiccato dall’Ungheria. Tobias Edelhoff è in carcere in Ungheria dopo una condanna a tre anni. Sperava di venire espulso ma è ancora in cella. Anna Christina Mehwald è indagata a piede libero e risiede in Germania: segue il processo in videoconferenza. Entrambi sono accusati di far parte dell’associazione criminale Hammerbande, ma non di lesioni. Nei giorni scorsi è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani: "L’Ungheria deve rispettare i diritti dei detenuti: mi auguro che le parole del presidente Mattarella siano d’aiuto".