Giovedì 18 Aprile 2024

L’inchiesta di Perugia. Il pm Laudati si difende: "Mai costruiti dossier. Rispondevo a De Raho"

Il magistrato ai colleghi umbri: "Non ci sono le condizioni per l’interrogatorio". Ma chiama in ballo il senatore M5s: i miei atti erano sotto il suo controllo.

Il sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati

Il sostituto procuratore antimafia Antonio Laudati

Perugia, 19 marzo 2024 – Antonio Laudati, sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia, non c’era. Ha affidato al suo avvocato, Andrea Castaldo, una nota tecnica da consegnare al procuratore Raffaele Cantone, con la quale spiega la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere all’interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta che lo vede indagato, insieme al finanziere Pasquale Striano, per la presunta attività illecita di dossieraggio ai danni di politici e personaggi più o meno noti. Tra i politici, il ministro degli Esteri, Guido Crosetto, dalla cui denuncia ha preso il via l’indagine, arrivata a Perugia da Roma, per competenza.

La scelta del sostituto procuratore antimafia viene spiegata dallo stesso in una nota: "Dopo la massiccia e incontrollata diffusione di notizie coperte dal segreto istruttorio, ritengo che non sussistano, al momento, le condizioni per lo svolgimento dell’interrogatorio fissato e, peraltro, ampiamente preannunciato dalla stampa, per esercitare concretamente il diritto di difesa e per fornire un contributo alla ricostruzione dei fatti" puntualizza Laudati, che sottolinea come sia in atto "un ampio dibattito, su tutti i media nazionali, in cui mi vengono attribuiti fatti gravissimi (e sicuramente diffamatori) che risultano completamente differenti dalle contestazioni indicate nell’invito a comparire, notificatomi in data 26 febbraio 2023, soprattutto diversi dalla realtà che conosco". E prosegue ancora, entrando nello specifico: "Desidero precisare che non ho mai effettuato accessi a sistemi informatici. Non ho mai avuto alcun rapporto, neppure di conoscenza, con i giornalisti che risultano indagati. Non ho mai costruito dossier per spiare o ricattare politici o personaggi famosi". E nello specifico degli episodi che gli vengono contestati, "mi sono limitato – scrive – a delegare al gruppo Sos della Dna approfondimenti investigativi, in piena conformità alle leggi, alle disposizioni di servizio e sotto il pieno controllo del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo (che all’epoca era l’attuale senatore del Movimento 5 Stelle, Federico Cafiero De Raho, ndr). Tutti gli accertamenti erano determinati da esigenze investigative, nell’esclusivo interesse dell’Ufficio".

Sul punto è intervenuto il vicepresidente della commissione antimafia, Mauro D’Attis, che di fronte a queste affermazioni sottolinea come emerga "con estrema chiarezza e urgenza l’opportunità che Cafiero De Raho si astenga dalle attività della Commissione nazionale antimafia, di cui è vicepresidente. Laudati dichiara di aver delegato le attività che gli vengono contestate sotto il pieno controllo dell’allora procuratore nazionale, ovvero di De Raho. La sua astensione dalla Commissione è un’esigenza e un’urgenza in cui la politica non c’entra affatto: sono opportune per consentire il sereno svolgimento delle attività della Commissione parlamentare".

Sui presunti accessi abusivi alle banche dati, ancora Laudati è netto: "Non rientrava tra i miei compiti di sostituto procuratore quello di controllare il personale di polizia aggregato alla Dna, né quello di verificare gli accessi alla banca dati".

Il confronto con il procuratore Cantone è solo rinviato: "Appena avrò la possibilità di conoscere formalmente gli atti, non mi sottrarrò alla esigenza di fornire tutti i chiarimenti necessari per l’accertamento della verità, la piena correttezza del mio operato e l’affermazione della Giustizia, nella quale credo fermamente".