Licenziato per la bestemmia. I colleghi: va riassunto. E si appellano al vescovo

Ieri a Bologna, quasi tutti i colleghi di un dipendente 55enne licenziato per una bestemmia pronunciata sul luogo di lavoro hanno partecipato a uno sciopero di otto ore per chiedere il suo reintegro. Oggi si replica con un altro sciopero e un presidio sotto la sede aziendale. Invito anche del cardinale Zuppi.

Licenziato per la bestemmia. I colleghi: va riassunto. E si appellano al vescovo
Licenziato per la bestemmia. I colleghi: va riassunto. E si appellano al vescovo

Per protestare contro il licenziamento dovuto a una bestemmia pronunciata sul luogo di lavoro (un call center) ieri a Bologna si sono fermati quasi tutti i colleghi del dipendente 55enne. È stata la prima azione (nella foto) di otto ore di sciopero, delle 16 proclamate, per chiedere a Covisian il reintegro immediato. "Lo sciopero è stato partecipatissimo, possiamo tranquillamente dire un’adesione vicino al 100%, sono entrati praticamente soltanto pochi lavoratori in somministrazione, con contratto a termine, sicuramente più ricattabili", riferiscono Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil. A presidio davanti all’azienda anche delegati “della committente Hera” e delle varie aziende in appalto per Hera (Koinè Bologna, Linetech Business Services, Network Contacts). E oggi si replica: altro sciopero dell’intero turno per tutti, con presidio di nuovo sotto la sede aziendale. I lavoratori hanno coinvolto nell’appello anche il cardinale di Bologna, Matteo Zuppi, invitato a manifestare solidarietà nei confronti del dipendente licenziato.