Mercoledì 29 Maggio 2024

L’ex primario fa una strage Uccide la famiglia, poi il suicidio Il figlio aveva una grave disabilità

L’Aquila, quattro morti: la figlia si era nascosta sotto il letto. Trovato un biglietto con frasi farneticanti

L’ex primario fa una strage  Uccide la famiglia, poi il suicidio  Il figlio aveva una grave disabilità

L’ex primario fa una strage Uccide la famiglia, poi il suicidio Il figlio aveva una grave disabilità

di Riccardo Jannello

L’AQUILA

Una decisione probabilmente covata nel tempo, ma esplosa in tutta la sua drammaticità quando Carlo Vicentini, stimatissimo urologo da poco pensionato, ha dovuto convivere ogni giorno con il dramma del figlio gravemente disabile dalla nascita, malato di sclerosi multipla e che a 43 anni stava spegnendosi piano piano. Lui, 70 anni, dopo una carriera esemplare, qualche notte fa - in attesa dei risultati dell’autopsia si stima quella fra mercoledì e giovedì - ha sterminato la famiglia - la moglie e i due figli - e si è ucciso ponendo fine a un’esistenza di successi professionali e dolori casalinghi. E alla sua depressione. Avrebbe anche lasciato un biglietto – secondo quanto si apprende da fonti investigative – con scritte e messaggi farneticanti. Teatro della tragedia una villetta della contrada Tempera, sette chilometri a est del centro dell’Aquila, isolata quanto basta per non fare sentire a nessuno la mattanza che si stava consumando.

Vicentini ha impugnato la propria pistola, detenuta con tutti i crismi, e ha sparato alla moglie Carla Pasqua, 63 anni; al figlio Massimo, in sedia a rotelle e costretto per respirare a vivere collegato a una macchina; e alla figlia Alessandra, 36 anni, nutrizionista, da poco assunta nella stessa Asl di Teramo dove il padre aveva lavorato per decenni. L’ordine dell’esecuzione è al vaglio degli inquirenti. Quello che si può desumere dalla posizione in cui la Polizia ha trovato i corpi è che l’unica a reagire sarebbe stata Alessandra: il suo cadavere è stato trovato sotto il letto, segno che la ragazza ha tentato di sottrarsi alla furia omicida del padre. Che alla fine si è rivolto la pistola alla testa. Alessandra, inoltre, lascia alla Polizia e al procuratore Guido Cocco, la traccia temporale sul massacro: l’ultimo accesso dal suo telefonino a whatsapp è delle due della notte fra mercoledì e giovedì.

Che volesse avvertire qualcuno e il padre l’ha sorpresa? È una delle ipotesi da verificare. Tutti i cellulari sono stati comunque sequestrati e gli inquirenti li stanno esaminando. La villetta è alquanto isolata e nessuno si è accorto di ciò che stava accadendo, come ha testimoniato chi vive nelle vicinanze. Sono state solo notate le finestre che giovedì non si sono mai aperte. Il fratello dell’omicida-suicida, Giovanni, ha raccontato che Carlo gli aveva detto che avrebbe portato la famiglia al mare, a Tortoreto (Teramo); quando ha cercato di contattarlo il congiunto non ha mai risposto. Ieri mattina, preoccupato, con le chiavi di riserva si è recato a Tempera, ha aperto e ha scoperto la tragedia.

L’Abruzzo intero è rimasto scosso. il professor Carlo Vicentini è stato primario urologo a Teramo per circa 33 anni portando l’ospedale a struttura universitaria. Le sue lezioni erano molto seguite dagli aspiranti medici e le pubblicazioni scientifiche, in riviste specializzate di tutto il mondo, apprezzate e seguite dai colleghi. Al pensionamento, circa un mese fa, la gestione del reparto è tornata all’azienda ospedaliera. "Siamo devastati – ha detto il direttore generale dell’Asl, Maurizio di Gioia –. Non riusciamo a spiegarci la tragedia. Il professore oltre che un grande clinico era un uomo gentile, sensibile e disponibile".

I colleghi e dipendenti di Vicentini salutandolo per la sua pensione gli avevano dedicato uno scritto molto commovente su un sito: "Siamo stati avanguardia per terapie innovative, siamo cresciuti insieme a te e abbiamo vissuto una lunghissima stagione professionale, consapevoli che non si vive solo di stipendio ma anche di soddisfazioni, come quelle derivanti dalla stima e dal riconoscimento pubblico dei pazienti e dei loro familiari". Ora la fine: il tarlo del figlio malato che la conclusione dell’attività lavorativa ha trasformato in un incubo senza ritorno. "Non era più lo stesso, e le condizioni di Massimo lo hanno completamente destabilizzato dopo la fine del lavoro" ha detto il legale di famiglia, Emilio Bafile.