Giovedì 30 Maggio 2024
GILBERTO DONDI
Cronaca

L’esplosione nella centrale. Sotto la lente il mega alternatore: "È finito fuori asse, poi la scintilla"

Il macchinario pesa 150 tonnellate e va a 370 giri al minuto: potrebbe essersi sbilanciato iniziando a vibrare. La procura si aspetta risposte dall’esame della scatola nera. L’attesa per l’affidamento dell’incarico ai periti. .

e Nicoletta Tempera

CAMUGNANO (Bologna)

Non hanno visto l’orrore. Ma lo hanno sentito e vissuto. E, sforzando la memoria oltre l’emozione, hanno cercato di raccontare quei momenti concitati di panico e terrore agli inquirenti. I sei operai che martedì erano al lavoro nella centrale Enel di Suviana e che sono rimasti illesi dopo l’esplosione, in questi giorni sono stati già ascoltati dagli investigatori del team incaricato dalla Procura di indagare sul disastro di Bargi. Il racconto reso è simile per tutti: "Abbiamo sentito un rumore, come di un motore che gira a vuoto". Sette i professionisti morti nella strage, cinque quelli rimasti feriti, due dei quali ancora in gravi condizioni. "Abbiamo udito prima il rumore – hanno ricostruito i sopravvissuti – e poi c’è stata l’esplosione". Qualcuno ha detto di aver visto la fiammata e di aver sentito un odore acre, ma su quest’ultimo punto gli investigatori sono cauti. Non è chiaro, infatti, se sia stato avvertito prima del disastro o sia stato un effetto dell’incendio, dell’olio lubrificante bruciato.

Tra gli operai sopravvissuti ascoltati dai carabinieri del Nucleo investigativo e del Nucleo ispettorato del lavoro ci sono Emanuele Santi, Alessio Fortuzzi e Pier Francesco Firenze: hanno rievocato davanti ai carabinieri quei momenti drammatici. Che hanno vissuto, ma non hanno visto: non si trovavano, infatti, nei piani più bassi, quelli distrutti e allagati dall’esplosione. Così come il capo della centrale, Simone De Angelis, che martedì non c’era, ma ha fornito ai militari dell’Arma le informazioni di base sull’impianto. Da domani, invece, inizieranno le audizioni dei feriti: a partire dai tre originari dell’Appennino bolognese, Nicholas Bernardini, dimesso mercoledì dal Bufalini di Cesena, e poi Jonathan Andrisano e Leonardo Raffreddato, ancora ricoverati, ma entrambi dichiarati fuori pericolo. I loro occhi hanno visto l’orrore e potranno descriverlo agli inquirenti, per mettere in ordine i primi tasselli e cercare di delineare cosa potrebbe essere accaduto, cosa non è funzionato durante il collaudo della secondo gruppo di Bargi.

Una delle ipotesi investigative vede al centro un problema legato all’alternatore da 150 tonnellate. Una macchina enorme, capace di viaggiare a 370 giri al minuto grazie a cuscinetti a olio: tra i possibili scenari, quello che vede il macchinario sbilanciarsi, andare fuori giri e iniziare a vibrare tanto da finire fuori asse. Una scintilla poi innesca l’esplosione. L’inchiesta per omicidio e disastro colposi del procuratore capo Giuseppe Amato e del pm Flavio Lazzarini, deve dare una risposta alla domanda che da martedì scorso è sulla bocca di tutti: cosa ha provocato la catastrofe?

Al centro dell’attenzione c’è appunto l’alternatore da 150 tollennate, che si trovava al piano meno 8 e che era collegato alla maxi-turbina posta al piano meno 9. L’esplosione ha provocato il collasso del solaio e l’allagamento di entrambi i piani. Ma cosa ha provocato lo scoppio? Capirlo richiederà accertamenti tecnici complessi. La Procura ha sequestrato la cosiddetta scatola nera della centrale, il sistema ’Scada’, ma non è detto che il software abbia registrato tutti i dati prima e, soprattutto, durante e dopo l’esplosione. Il flusso potrebbe essersi arrestato anche prima. Per capirlo, bisognerà aprire ed esaminare la Scada. Ma non sono tanti i tecnici in grado di farlo. Gli inquirenti stanno cercando i profili adatti, poi bisognerà capire se si tratta di accertamenti ripetibili o irripetibili. Non è una questione di lana caprina. Dalla risposta, infatti, dipende la direzione che prenderà l’inchiesta: se infatti gli accertamenti fossero irripetibili, allora i pm dovrebbero iscrivere i soggetti interessati (cioè i titolari o responsabili della sicurezza delle società coinvolte) nel registro degli indagati per consentire loro di nominare consulenti di parte. Se invece gli accertementi fossero ripetibili, l’inchiesta per omicidio e disastro colposi potrebbe rimanere contro ignoti, com’è ora.

Intanto, la Procura ha dato il nulla osta per restituire le salme delle vittime ai famigliari. Fara Garzillo, figlia di Vincenzo, l’ultimo dei lavoratori tirati fuori dalla tomba d’acqua di Suviana, ieri ha detto ai suoi bambini che il nonno non tornerà più: "Adesso è il nostro angelo custode".