Dalla mezzanotte scorsa in Austria è scattato il lockdown per i due milioni (su 9 milioni di abitanti) di non vaccinati contro il Covid-19. Senza siero dai 12 anni in su non si avrà il diritto di uscire di casa se non per andare a lavorare, a scuola, fare acquisti di prima necessità, sport o per ricevere cure mediche. Il tasso di immunizzazione completa nel Paese è al 65% e l’incidenza settimanale di casi ogni 100mila abitanti è di 814 (1.700 tra i no vax). Se il datore di lavoro consentirà a un dipendente di lavorare senza vaccino, certificato di guarigione entro i sei mesi o non presenterà il risultato di un tampone, la sanzione sarà di 3.600 euro. Stesso importo per chi non avrà controllato l’applicazione della ‘regola delle 2G’ (guarito o vaccinato) che si applica nei ristoranti, bar, pasticcerie, impianti sportivi, parrucchieri, servizi alla persona, cinema e teatri. In caso di...

Dalla mezzanotte scorsa in Austria è scattato il lockdown per i due milioni (su 9 milioni di abitanti) di non vaccinati contro il Covid-19. Senza siero dai 12 anni in su non si avrà il diritto di uscire di casa se non per andare a lavorare, a scuola, fare acquisti di prima necessità, sport o per ricevere cure mediche. Il tasso di immunizzazione completa nel Paese è al 65% e l’incidenza settimanale di casi ogni 100mila abitanti è di 814 (1.700 tra i no vax). Se il datore di lavoro consentirà a un dipendente di lavorare senza vaccino, certificato di guarigione entro i sei mesi o non presenterà il risultato di un tampone, la sanzione sarà di 3.600 euro. Stesso importo per chi non avrà controllato l’applicazione della ‘regola delle 2G’ (guarito o vaccinato) che si applica nei ristoranti, bar, pasticcerie, impianti sportivi, parrucchieri, servizi alla persona, cinema e teatri. In caso di rifiuto del controllo del 2G, del rispetto del coprifuoco o della violazione della ‘regola delle 2G’ come cliente, l’importo della multa è di 1.450 euro. Il lavoratore senza certificato vaccinale, tampone o attestato di guarigione sarà sanzionato con 500 euro. Questa stretta coinvolge indirettamente anche l’Italia, il cui governo discute su come affrontare questo inverno minacciato dal Covid.

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Come cambierà il green pass?

L’emergenza sembra per il momento sotto controllo, nonostante il calo dell’efficacia dei vaccini, ma le ipotesi di stretta restano sul tavolo. La prima è quella di limitare il rilascio del certificato verde solamente ai vaccinati per 6 o 9 mesi, in questo modo non basterebbe più un tampone per riceverlo, come già accade in Austria, dove dallo scorso lunedì ai non vaccinati non è più permesso accedere a molti ambiti della vita sociale, come ristoranti, palestre, centro per la cura della persona, hotel, eventi culturali. Ma questa via estrema è ancora lontana dalla discussione e verrebbe valutata solamente se ci fosse un grave peggioramento del quadro e una scarsa adesione alla campagna per le terze dosi. Un’altra idea avanzata è quella di eliminare dal Green pass i test rapidi, ma concederlo solo a chi ha un tampone molecolare negativo. Infine, si valuta anche una Green pass misto: ovvero, obbligatorietà del vaccino per attività di tipo ludico o di intrattenimento, mentre certificato verde concesso anche col tampone negativo o guarigione (durata 3 o 6 mesi) per situazioni essenziali, come lavoro o visite in ospedale.

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Ci saranno chiusure speciali per Natale?

Le novità normative non sono un tema caldo. Resta in campo come scelta primaria la possibilità per gli amministratori locali di circoscrivere mini zone rosse locali, per arginare la circolazione del virus nel caso scoppino dei focolai isolati all’interno dei loro territori. L’ipotesi di chiusure per Natale, ventilate da più esperti, vengono respinte dal sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che ha ribadito: "Sarà un Natale libero, abbiamo raggiunto un’immunità di comunità senza introdurre l’obbligo vaccinale". Un altro aspetto che fa frenare il governo dal chiudere solo per i giorni festivi (come avvenne nel 2020) è la tensione sociale che attraversa il Paese: una stretta improvvisa potrebbe scatenare altra rabbia per le strade.

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Quali regioni rischiano la zona gialla?

Ben 66 province hanno un’incidenza pari o superiore a 50 casi per 100mila abitanti: oltre al Friuli, nel Lazio e nel Veneto tutte le province superano questa soglia. In 3 province friulane si contano oltre 150 casi per 100mila abitanti: Trieste (479), Bolzano (260) e Gorizia (221). La media italiana è sotto gli 80. Così come le ospedalizzazioni in aree non critiche e le Rianimazioni nel Paese sono al 6% e al 5%, in Friuli Venezia Giulia sono all’11% per entrambi i reparti.

Cosa cambia se si passa in zona gialla?

Torna l’obbligo di mascherina all’aperto e il limite delle 4 persone a tavola al ristorante. Si riduce al 50% la capienza per cinema, teatri, concerti. La capienza consentita non può essere superiore al 50% (25% per eventi sportivi) e il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 2.500 per gli spettacoli all’aperto e a 1.000 per gli spettacoli al chiuso.

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